Via Paolo Amedeo – Lastoni di Formin

salita e foto di Francesco Lazari ed Enrico Zampieri, relazione di Francesco Lazari

L’uscita sulla cima

Premessa:

Era da un po’ di tempo che dovevo vedermi con Enrico, e dovevamo scegliere un itinerario non troppo impegnativo e vicino ad entrambi. I Lastoni di Formin fanno al caso nostro e cercando un attimo su internet vediamo che la via migliore per i nostri scopi è “Paolo Amedeo” al torrione Marcella, una via da 8 tiri sul V che pare essere una delle più ripetute dei lastoni, complice la difficoltà e l’accesso più che comodo. Per me era la prima volta sui lastoni, famosi per le numerose vie (anche dure) su bella roccia e con comodo avvicinamento, finalmente ho ritrovato la bella, piacevole e rilassante arrampicata che si affronta sulla Alverà-Menardi e su “Ruggito del coniglio” . Il cielo inizialmente era coperto, per fortuna verso gli ultimi tiri si è aperto concedendoci una bella vista su passo giau!

 

Avvicinamento:

Salendo da Cortina, si lascia l’auto nel parcheggio che si incontra sulla sinistra un centinaio di metri dopo il cartello “muraglia giau” (confine comuni San Vito-Cortina), quindi si prende la traccia che attraversa la radura e che restando più o meno in quota arriva fino alla base detritica della parete, che va risalita seguendo l’evidente traccia (noi l’abbiamo persa velocemente tra gli alberi iniziali lasciandoci trasportare dalle chiacchere, il bosco comunque è rado e permette di puntare facilmente alla torre). La nostra via parte sulla destra, alla base di una rampa/diedro che obliqua a sinistra, non ci sono chiodi (o per lo meno non ne abbiamo visti) che indicano l’evidente punto di attacco. 30/40 minuti dalla macchina

 

Salita:

  1. Si risale la rampa fino al suo termine. 30m, IV
  2. ci si sposta a destra di 4/5 metri fino ad incrociare un sistema di fessure che si risale fino ad uscire su terreno più facile. 30m; 1 ch.; IV, p.V in uscita, poi III
  3. si risalgono le facili rocce articolate puntando ad un diedro con fessura leggermente a destra. All’altezza di un chiodo nel diedro si sale verticalmente fino ad uscire su un pulpito (un altro chiodo e un chiodo con cordone). 30m; 3 ch.; IV fino al diedro poi V
  4. In verticale per la placca sopra la sosta (chiodo) fino ad una fessura, superatala (chiodo) si sale ancora per 3-4 metri fino ad una nicchia, subito a destra della quale si trova la sosta. 35m; 2 ch.; IV
  5. Si punta all’evidente fessura sopra la sosta, la quale prosegue trasformandosi in diedro. Con arrampicata sostenuta, lo si risale (2 ch.) fino ad un’interruzione in corrispondenza di un grosso sasso appoggiato, arrivati al quale si obliqua a destra seguendo la linea più facile fino alla sosta. 40/45 m; 2 ch.; IV con pp.V-
  6. Si risale lo spigolo sopra la sosta fino ad una bella e ben definita fessura, da risalire con divertente arrampicata; successivamente questa si allarga diventando camino. Superatolo, al primo ripiano comodo, sulla destra si trovano due spit non collegati per la sosta. 30m; 1/2 ch.; IV, pp. V
  7. Tiro chiave della via. Si sale per il manigliato strapiombo sopra la sosta vincendolo (4 ch. in 10m) fino ad uscire su terreno facile. Qui probabilmente si trova una sosta, che ho perso. Ho invece proseguito per la parete (vari i chiodi che mi sono perso salendo direttamente la parete) fino ad arrivare in cima. poco meno di 60m; 4 chiodi sullo strapiombo, almeno 3/4 sulla parete sovrastante; V+ sullo strapiombo, poi III.

 

Discesa:

Dalla cima si seguono la traccia e i numerosi ometti che portano ad un pianoro prativo, lo si percorre puntando al canale che costeggia la parete sinistra del torrione (guardandolo da valle), una volta raggiunto lo si discende e in breve si torna all’attacco. 15/20 minuti dalla cima. Dall’attacco si segue il percorso di avvicinamento.

 

Considerazioni:

Via molto bella e consigliata per una mezza giornata, partendo prestino si riesce ad essere alla macchina pere pranzo. La roccia è una bella dolomia articolata, buona e solo a tratti da verificare.

La via si svolge su parete generalmente molto omogenea, quindi è facile perdere per strada i vari chiodi presenti (o anche le soste, nel nostro caso). Risulta molto ben chiodata sul V, su difficoltà minori sono comunque presenti chiodi ma molto più distanziati, sono indispensabili friends (noi avevamo da 0.3 a 2 camalot) e nuts, i chiodi sono superflui. Le soste sono con 1 spit e 1 chiodo o spit, solo alcune hanno un cordino che li collega, meglio averne un paio dietro.

Torrione Marcella, la nostra linea attacca sulla parete sinistra dello scuro camino che divide la torre principale dalle rocce a destra
Enrico lungo il primo tiro
Sempre Enrico lungo il terzo tiro
dalla sosta del quarto tiro
sulla fessura del quinto tiro
partenza dalla quinta sosta… c’è traffico!
lungo il sesto tiro
e finalmente il tiro chiave!
lungo la bella e facile parete sopra il tiro chiave mi perdo tra le prese e salgo diretto verso la cima
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