Il dissidio interiore

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Turbamenti

Dopo la prima ascensione per la parete N-O della Sorella di Mezzo del 26-27 Agosto 1929 con Giordano Fabjan Comici parla di “…la malattia della Croda” e secondo me buona parte del turbamento che lo colpirà negli anni seguenti sarà legato a questo. C’ è da dire che sicuramente il suo era un animo molto inquieto, c’ è da dire anche che per forza di cose, una volta provate certe emozioni, è umano sentirsi svuotati nella vita comune. A volte penso a quando si sente dire che la paura più grande di quanti praticano certe discipline non sia morire ma ritrovarsi paralizzati in sedia a rotelle o in stato di vegetali, Comici invece parla di una vera e propria incognita sull’ aldilà ma conclude sentenziando: “Per quanto triste e grama sia la vita su questa terra, è preferibile molto l’ incertezza che provai allora per la mia esistenza  dopo la Morte”, come a dire quanto cara gli fosse la vita…

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Emblematica è la scalata della parete Sud della Cima d’ Auronzo con Severino Casara. Qui Comici si trova in serie difficoltà perché la mente ed il corpo non rispondono come sempre, non riesce a trovare la solita motivazione a differenza del compagno che sprizza energia da tutti i pori. “ …ma che vuoi fare, non riesco più ad entusiasmarmi di niente”  afferma in una lettera indirizzata a Casara…  Sulla Cima d’ Auronzo se la cava solo grazie al sostegno del compagno e al peggioramento meteorologico che gli da la spinta in più per arrivare in vetta.

“E Casara parlò. Parlò di cose strane, di alpinisti buoni che amavano tanto la montagna, e perciò la montagna li volle per sempre con sé. Parlò di Preuss…Le parole cadevano, una dietro l’ altra, sul mio torpore, scuotendolo.”

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Con Casara

“Il compagno deve avere sempre pronta una parola d’ incoraggiamento, che possa rinfrancare il capocordata negli sforzi tremendi che deve sostenere e deve essere in ogni frangente disposto a qualsiasi sacrificio. E’ solo cos’ che si rinsalda il vincolo che di due o tre uomini, legati alla medesima corda, fa un essere solo, più forte della morte…”

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Comici assieme a Severino Casara e la sig.ra Esher, compagni di scalate

Poi, anche a causa del poco lavoro, per Comici arriva il periodo dell’ alpinismo solitario e della grande impresa della Nord di Lavaredo in free solo.

Egli affermerà: “Ci ho preso gusto ad arrampicare da solo, è così bello portare da solo la propria malinconia a contatto con le rocce che vi ritornerò”  Lettera a Casara dopo la salita al Campanil Basso di Brenta in 1h e 14m : è significativo che egli scali in solitaria per portare alla roccia la propria malinconia…

E Casara da amico e “collega” capirà questa grande spinta: “ Se volessi essere un amico come gli altri ti direi di non lasciarti prendere da questa passione, avvincente e inebriante dell’ arrampicamento solitario, ma anche io ne ho provato lo spavento ed il fascino. Niente di più bello e più grande”.                                                            Severino Casara ad Emilio Comici dopo la sua salita alla grande di Lavaredo per parete Nord in solitaria.

Probabilmente era diventata quasi una droga, l’ alpinismo solitario ti avvinghia con le sue emozioni incommensurabili e non ti lascia sfuggire indenne e Comici lo sapeva, ecco perché temeva ancora di più quella famosa “falce della morte”.  L’ immagine che crea di sé durante la discesa dalla Cima d’ Auronzo spiega benissimo il suo stato d’ animo a pezzi:  “Appena appoggiai i piedi sulla terra piana, mi svegliai stanco come da un sonno agitato. Per me tutto era stato un sogno fantastico…Ben presto la nebbia scese ancora e mi trovai di nuovo dietro a Casara, che camminava forte.  Io stentatamente, come un’ ombra, lo seguivo”.

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In vetta al Cadin di Misurina

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