Il rilievo nivologico

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Galaverna da vento sulla croce di vetta del Monte Popera. Novembre 2014. Foto di Federico de Donà

L’ argomento è il manto nevoso e la sua stratigrafia in relazione al tipo di cristalli che lo compongono, al suo gradiente termico in funzione della profondità, alla sua durezza e densità. Il fine è quello di individuare eventuali strati più deboli degli altri sui quali può originarsi la valanga.

La stratigrafia viene rappresentata tramite un profilo dell’ intero manto nevoso costruito grazie all’ analisi approfondita dello stesso. Nella pratica si sceglie un’ area significativa in relazione allo scopo prefissato. Misurata      l’ altezza del manto nevoso e presi alcuni parametri come la temperatura dell’ aria, le coordinate, l’ esposizione e l’ inclinazione, si passa al test con la sonda svizzera. Questa permette di costruire il profilo di resistenza del manto nevoso. Poi si scava fino al terreno o, se la neve è troppo alta (basti pensare ai 6.80m del Rifugio Gilberti sul Canin nell’ inverno 2013-2014), fino ad una certa profondità.

Già ad occhio nudo, solitamente, si possono individuare alcuni strati a causa per esempio del cambiamento di colore o di consistenza. L’ analisi macroscopica è molto importante e viene fatta anche al tatto tramite una scala relativa alla penetrazione rispettivamente di : pugno, 4 dita, 1 dito, matita e lama. Si passa poi a  quella microscopica tramite una lente che ci permette di dire il tipo di cristallo che compone lo strato con i relativi legami e resistenza.  Si misura la temperatura ogni xcm (noi facevamo 10) e la densità degli strati significativi.

Per avere un quadro completo è opportuno effettuare poi un test di stabilità che coinvolge solitamente un parallelepipedo di neve di cui si liberano 3 facce e la quarta viene tagliata. Viene effettuato l’ ECT ovvero il test di battuta della pala su questa parallelepipedo finchè non venga evidenziata la propagazione di una frattura. Inoltre se il blocco isolato è sufficientemente grande, si può effettuare il cosiddetto “rutschblock montando sopra con gli sci e simulando vari gradi di carico. A seconda del carico di rottura/slittamento si constata la stabilità del manto nevoso.

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Una stazione di rilievo fissa con capannina con termometro ventilato
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I rilievi che però ho svolto sono stati ITINERANTI. Qui si tratta dell’ area antistante Casera Ressetum dove abbiamo svolto un rilievo neve. La foto risale all’ anno scorso, con circa il triplo di neve. La scelta del punto di rilievo è importantissima
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Con la sonda svizzera si misura la resistenza dei vari strati
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Si scava e vengono segnati i vari strati
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Si pesano dei campioni di neve significativi per calcolarne la densità
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Il test di stabilità ECT con la pala
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Si sega sotto la lastra e si vede a che punto inizia a scorrere sullo strato debole

 

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