Stratigrafia e cristalli

Passiamo adesso ad una prima stratigrafica (elenco consultabile per area geografica qui: http://www.meteo.fvg.it/neve.php#)

profilo presoldon-confronto uscita verzegnis.jpg - Copia.JPG
Profilo casera Presoldon

Questo è un profilo del manto nevoso costruito con un apposito software. Non è un caso se ho presentato quello di casera Presoldon del 25/02/15. Il 1/03 io e Francesco infatti siamo passati per Casera Val che si trova nella stessa zona, più o meno alla medesima esposizione. E’ stato interessante riscontrare somiglianze fra quanto visto sul campo e quello che è scritto sul profilo soprastante.

Per quanto riguarda gli strati profondi non lo posso sapere ma per i 3 più superficiali sì: 10cm di neve appena precipitata ma già parzialmente decomposta (metamorfosata) quindi priva di resistenza, poggiante su una crosta da fusione e rigelo non portante( resistenza: 50-60N, rettangoli blu; durezza: “dito” cioè si buca col dito, rettangoli azzurri).

Al di sotto abbiamo piccoli cristalli arrotondati (0.3mm). Questo era lo strato fino al quale riuscivamo a vedere noi. Probabilmente quando la crosta più superficiale non ci teneva, camminavamo sulla seconda avente caratteristiche analoghe. Sotto quest’ ultima troviamo delle forme fuse, quindi cristalli che hanno subito processi di fusione e ricompattazione per congelamento. In questo caso hanno resistenza e durezza molto basse, fattori che, unitamente all’ elevata densità (340 Kg/m^3) mi fanno pensare ad un elevato tenore idrico. Vi è poi una crosta da fusione e rigelo portante e poi nuovamente forme fuse.

Il profilo va letto partendo dalle informazioni sulla stazione. In questo caso è interessante la nota che dice di una nevicata il giorno precedente riscontrabile nei 10 cm di neve superficiale parzialmente frammentata (simbolo “/”). La temperatura è di 0°c e il cielo è coperto, condizione che generalmente favorisce un consolidamento del manto nevoso per riduzione di irraggiamento:  il gradiente termico nullo nella neve (evidenziato con una linea puntinata rossa) ne è la prova.

A destra della colonna del simbolo del cristallo si trova quella delle dimensioni , a destra ancora quella della durezza e poi quella della densità. Infine troviamo i “lemon” ovvero degli indicatori sul livello di differenza fra due strati contigui. Più sono i lemon (e quindi le differenze) più quella, in teoria, è una superficie fragile ma questo è un criterio troppo semplicistico.

Partendo dal presupposto che nella nostra regione alpina orientale abbiamo una netta prevalenza di valanghe a lastroni piuttosto che di neve a debole coesione (farinosa), andiamo ad analizzare possibili strati deboli che possono causare distacchi di lastroni.

lastroni
Lastroni sulla Costa de Pu – Dosaip

La neve appena precipita di solito ha bassa densità (a meno che non sia bagnata) e presenta scarsi legami e consistenza, come tutti sanno. Già a poche ore dalla precipitazione essa può essersi trasformata generando quelli che vengono detti lastroni soffici. Molte valanghe a lastrone soffice spesso vengono confuse con quelle a debole coesione. Se la temperatura è elevata e la neve è bagnata e pesante avremo un manto nevoso fresco molto coeso ma che, se si stacca, si comporta come lastrone. Nel tempo si tende a passare da lastrone soffice a vero e proprio lastrone.

Il lastrone parte perché la neve scivola su una superficie. Questa può essere il substrato stesso come capita dopo le prime nevicate oppure in Primavera quando il terreno è già privo di neve. Un esempio può essere una grossa nevicata pesante su terreno nudo caldo. Qui il manto nuovo tenderà a scivolare se la pendenza supera i 25-27° (valore indicativo). Di maggior interesse sono tuttavia gli scorrimenti su altri strati nevosi. Tipici sono il lastrone che si frattura ed inizia a scorrere su uno strato di brina di superficie inglobata o di brina di profondità.  La prima è il risultato del congelamento in superficie dell’ umidità per forte irraggiamento notturno, se poi ci nevica sopra ecco che diventa un potenziale strato debole. La seconda ha una genesi legata ad un forte gradiente termico interno al manto nevoso per cui si ha un flusso di vapore che risale. Se questo incontra per esempio un lastrone allora si deposita e genera uno strato di pochi mm di spessore ma potenzialmente pericolosissimo. Il classico cristallo responsabile della brina di profondità è il calice cavo.

brina supe 2
La brina di superficie è pericolosa se inglobata
brina supe 1
Le dimensioni sono comunque notevoli
calici cav 3
I cristalli più belli…ma tra i più pericolosi
calici cav 2
Ancora calici
calici cav 1
Anche prismi. Tutti responsabili delle brine di profondità, potenziali strati deboli!!
calici cav 4
Anche la brina di profondità può andare incontro ad arrotondamento

Si parlava pocanzi del gradiente termico: questo è importantissimo perché regola la metamorfosi dei cristalli. Un forte gradiente (diminuzione importante della temp. con la profondità) tende a sfaccettare i cristalli; al contrario uno debole o pressochè nullo tende ad eliminare gli spigoli. I cosiddetti cristalli sfaccettati o arrotondati in fase di sfaccettamento sono pericolosi perchè facendo meno legami sono potenziali superfici deboli.

p arrotondate piccole
Rotondi=molti legami=stabilità
p arrotondate grandi
Particelle più grosse
p rotonde sfaccettate
Il gradiente tende a sfaccettare le particelle
p sfaccettate
Particelle ormai sfaccettate
p sfaccettate in arrot
Un gradiente nullo tende a riarrotondare le particelle

Vi è poi quello che in gergo viene definito sale grosso” a causa della sua inconsistenza, formato da grandi cristalli striati o catene di brina di profondità. E’ ben riconoscibile già macroscopicamente sia dall’ aspetto che per il fatto che è possibile crearvi degli scavernamenti. Caratteristica è la situazione in cui è presente sotto al lastrone ed è possibile scavare sotto di esso per metri in lunghezza: questa è virtualmente una situazione pericolosa.

catena brina
Il cosiddetto sale grosso, forma appartenente alle brine di profondità (cristalli di tipo 5)
cr striati 1
Il cosiddetto sale grosso
cr striati 2
Il cosiddetto sale grosso

Tuttavia le valanghe sono un fenomeno complesso e non sempre uno strato potenzialmente debole significa instabilità, dipende dal grado di coesione dello stesso.

 

Un esempio di ciò è il rilievo effettuato in Conca del Cacciatore sopra il santuario del Lussari.

DSCN2648 - Copia.JPG
La conca del Cacciatore

 

profilo conca cacciatore.jpg - Copia.JPG
Profilo conca del cacciatore

In questo caso il pericolo stimato è 2 (moderato) su 5, comunque non elevato pur essendo presenti brine di profondità e catene di calici cavi, nonché cristalli sfaccettati in fase di arrotondamento.  Il manto nevoso risulta consolidato. E la sciata su di esso non è stata per niente male!!

DSCN2642.JPG
In discesa dalla Conca del Cacciatore sul limitar del bosco

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