Emil Zsigmondy

A cura di Jacopo Verardo.

Emil Zsigmondy (1861 – 1885) fu un ottimo alpinista austriaco, a torto poco ricordato nei tempi recenti, come del resto un pò tutti i grandi pionieri ottocenteschi. Ebbe una parabola alpinistica ascendente rapidissima che venne interrotta da una fatale caduta nelle Alpi del Delfinato quando aveva neanche 24 anni. Assieme al fratello Otto e a Ludwig Purtscheller formò uno dei più forti terzetti alpinistici di fine Ottocento, scalando un numero elevatissimo di vette su tutto l’arco alpino, di cui la maggior parte senza alcuna guida alpina. La loro visione dell’alpinismo fu del tutto innovativa: autonomia nelle salite; considerazione di tutto l’arco alpino (dalle Alpi Austriache, ai colossi delle Alpi Occidentali, passando per le Dolomiti e i ghiacciai delle Alpi Centrali); ed infine rapidità, concatenamenti ed exploit assolutamente incredibili, considerando che stiamo parlando della fine dell’Ottocento! Da ricordare sicuramente è la successione di cime salite nell’arco di un paio di settimane nel 1882. Salì dieci tra le principali vette dolomitiche, spaziando da Cima Undici alle Dolomiti del Brenta, pasando per Croda dei Toni, Sorapìss, Pelmo e Marmolada. Analogamente fecero nel 1884 in sole tre settimane, di cui ricordiamo (per non dilungarci troppo…) Tre Scarperi, Cimon del Froppa, Piccola di Lavaredo, Antelao e Croda da Lago. Negli anni successivi si spostarono sui ghiacciai, salendo ad esempio Gran Zebrù, Ortles, Adamello, Monte Rosa, Cervino e Breithorn.

Per un ritratto completo e preciso, vi riporto qui sotto un articolo del celebre Camillo Berti (Sezione CAI di Venezia) scritto per Le Alpi Venete (di cui egli è tutt’ora direttore dal 1947).

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