Via Alverà-Menardi, Cima Cason di Formin, 2376m

Salita e foto di Claudio Betetto e Francesco Lazari, relazione di Francesco Lazari

Premessa

Scoprimmo questa via cercando un abbinamento alla “Ruggito del coniglio”, per passare due giorni immersi nella tranquillità della Val Formin. Arrivavo da 4 giorni intensi, per cui ero stanco ma la voglia di arrampicare e di scoprire due vie sulle montagne di casa non mancava.

Partiamo così di buon’ora alla volta del ponte Rucurto (1703) dove lasciamo la macchina. Iniziamo a percorrere il sentiero che porta al rifugio Palmieri fino al bivio per la Val Formin, che imbocchiamo. La nostra cima è la prima “importante” che si incontra, costeggiata a nord da un ripido ghiaione che percorreremo in discesa. La via sale lungo la parete ovest e attacca nel suo punto più basso, in corrispondenza di un enorme diedro.

Relazione

1) Si sale lo zoccolo alla base del diedro fino ad entrare in quest’ultimo. A questo punto si segue un sistema di grandi lame cercando sempre quelle meno impegnative fino ad arrivare alla sosta sotto una fessura-camino. IV

2) Bisogna proseguire lungo il diedro per la sua interezza. Inizialmente si prosegue seguendo le facili lame al centro, poi il diedro si stringe e diventa più verticale, bisogna quindi seguire un sistema di fessure (1ch.). Quando anche la fessura centrale diventa più difficile, ci si sposta sulla parete di sinistra in corrispondenza di un’altra fessura(ch. alla base), da risalire finché il diedro non torna a presentare difficoltà moderate. Alla sommità della formazione l’unico passaggio è permesso da uno stretto camino che porta ad un terrazzo dove si sosta. IV, pp.V, 2ch.

3) Dalla sosta si traversa passando in grande esposizione sulla parete a destra fino a raggiungere lo spigolo, dove la parete è piuttosto articolata e facile. Arrivati ad una cengia si risale un piastrino sulla destra poco sopra cui si trova la sosta. IV esposto, poi II-III e V sul pilastrino.

4) Si sale la fessurona sopra la sosta fino ad un chiodo, da cui si inizia a traversare a sinistra fino ad un masso, dal quale si attacca una fessura superficiale che porta alla comoda sosta su un terrazzo. 1ch. IV, pV-

5) Si sale obliquando a sinistra per una placca spettacolare,  fino a doppiare uno spigolo dove si trova uno spit, da usare come sosta. IV

6) Si sale in verticale puntando a delle rocce gialle sovrastate da blocchi apparentemente instabili. Una volta raggiuntili si traversa a sinistra sfruttandoli per la progressione; una volta rientrati in placca si sale fino ad arrivare a rocce facili, dove si sosta. IV poi V p.V+

7) Dalla sosta si sale fino ad uscire su detriti dove si attrezza una sosta su spuntone o masso. II-III

8) Si salgono i detriti in verticale fino alla base di un camino, con una caratteristica finestra naturale formata da massi in bilico sulla sinistra (abbiamo preferito evitare il grande camino a destra, è una variante ma ci sembrava davvero poco invitante e con roccia piuttosto precaria). nessuna difficoltà

9) Si sale il camino e, arrivati alla sommità, si tralascia un’invitante cengia sulla destra per passare sulla parete nord, che si risale fino in cima, dove bisogna attrezzare una sosta su spuntone. III, IV

Discesa

Sull’estremo sud della cima è presente un ancoraggio, si effettua una calata di una trentina di metri fino a depositarsi sul fondo del canale/camino sottostante. Lo si risale quindi fino ad attraversare una finestra naturale(non quella di prima, un’altra). Da qui si inizia a scendere per un canale fino a portarsi sulla grande cengia che caratterizza il versante orientale dell’intera Croda. la si percorre quindi a sinistra finchè non si incontra l’imbocco di un grande canale estremamente friabile, che ci riporterà alla base della parete di partenza, circumnavigando la nostra cima.

Considerazioni

Ricordo la via veramente stupenda e piacevole, offre un’arrampicata molto varia e sempre divertente spesso in esposizione anche se non è sostenuta come “il Ruggito del coniglio”. Ottima da percorrere se si cerca una via poco frequentata restando comunque in un ambiente magnifico che è quello delle Dolomiti Ampezzane.

Le soste della via sono attrezzate a chiodi o spit, a parte la seconda(cordoni su masso) e le ultime due da attrezzare. I tiri non sono praticamente attrezzati, quindi è fondamentale una buona quantità di protezioni veloci.

La roccia è quasi sempre ottima, a parte nell’ultima parte dove bisogna prestare più attenzione per la presenza di detriti.

Noi dopo gli sfasciumi abbiamo perso un’ora e mezza perchè non trovavamo la via di salita; abbiamo percorso tutte le cenge percorribili ma alla fine l’itinerario da seguire è quello più semplice: andare su dritti dopo il camino! una volta arrivati alla cengetta basta spostarsi nel versante nord e la parete risulta affrontabile tranquillamente.

Bibliografia: Quartogrado, Dolomiti Orientali vol. 2

avvicinamento
Verso l’attaco! Evidente la parete dove saliremo in centro foto
inizio
si inizia a salire!
diedro
la prima parte del diedro
diedro alto
la parte alta del didro
DCIM110GOPRO
vista dalla seconda sosta
Cattura
traverso scary all’inizio del terzo tiro
s3d
in arrivo alla terza sosta
s4
sulla comoda sosta del quarto tiro
WhatsApp-Image-20160707 (1)
la super placca del quinto tiro
t6
sesto tiro, poco prima del traverso di V
finestra
la grossa finestra naturale dopo il settimo tiro su detriti
vetta
selfie di vetta
discesa
visioni lungo la discesa
canale
l’ultimo canalone della discesa
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