Campanile di Villaco 2247m – via Weiss; Ago di Villaco 2050m – Spigolo Sud

Relazione di Francesco Polazzo; Foto di Jacopo Verardo e Francesco Polazzo.

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La conca del Rifugio Corsi con l’Ago di Villaco ben visibile.

Racconto

Nel settembre del 2015 partiamo alla volta delle Giulie per andare a fare la via Weiss al Campanile di Villaco. Sono con Jacopo e mio padre Leonardo. Una volta giunti in Carnia, già dalla strada, ci accorgiamo che le cime hanno una spolveratina di neve fresca. Nonostante tutto proseguiamo verso le Giulie alla volta del Rifugio Corsi. Raggiunto il rifugio chiediamo consiglio al gestore, il quale ci sconsiglia il Campanile poiché la discesa avviene per roccette e prati ripidi passando anche in versante nord. Ascoltando il suo consiglio dirottiamo la salita sull’Ago di Villacco, una bella via in versante sud sgombra dalla neve. La via è breve, ma con una deviazione già dal secondo tiro su difficoltà leggermente superiori (IV-IV+), l’allunghiamo un po’ e troviamo anche qualche brivido in più. Comunque il passaggio più ostico si presenta lungo il primo tiro: una fessura di pochi metri, molto ben chiodata che raggiunge il V-. La discesa dall’Ago diventa un’Odissea quando già alla prima calata le corde s’incastrano e dobbiamo lambiccare un po’ per liberarle e tornare con i piedi per terra.
Nel luglio 2016 torniamo al rifugio Corsi per andare finalmente a ripetere la via Weiss al Campanile di Villacco. L’avvicinamento con un bel caldo afoso ci fa penare, ma quando arriviamo alla base del campanile non sto più nella pelle. Decidiamo di seguire l’itinerario originale che inizia salendo un bel camino, evitando l’ormai consueto attacco sulla via del tac che oppone difficoltà superiori (5a), ma protetta a spit. La via si divide in dodici tiri su roccia sempre molto buona e le soste sono attrezzate a spit. La prima parte segue una serie di camini che portano ad una larga cengia, da questa si sale per bellissime placche appoggiate fino a quello che forse è il passaggio più difficile della via: una fessura-camino che si scala sulla faccia sinistra su buona roccia (IV) e con tre chiodi a proteggere la progressione. Ancora per placche si sale verso la cresta del monte (max IV) incontrando qualche chiodo, poi si percorre un facile tratto di cresta su erba e detriti fino ad incontrare una sosta su di un singolo spit. Da qui di prosegue a destra per un canale di roccia molto solida e ruvida (III+) fin sotto ad una placca che oppone l’ultima difficoltà (IV). La si sale trovando due chiodi per poi uscire sulla destra dove si rinviene l’ultima sosta attrezzata. Da qui si scala verso la vetta cercando i passaggi migliori (max III) dove si attrezza una sosta sull’ampia cima.
Sostiamo più di mezz’ora nel pianeggiante spiazzo sommitale a godere del panorama affascinate e maestoso che solo le Alpi Giulie sanno regalare, con lo sguardo che si perde su queste cime dai nomi arditi e velati da un’aura misteriosa: Innominata, Alta Madre dei Camosci, Jof Fuart, Cengia degli Dei.
Iniziamo la discesa verso ovest dove rinveniamo una serie di bolli rossi sbiaditi che ci guideranno poi per tutta la discesa fino ad un canalino a nord che scendiamo disarrampicando (II breve) approdando ad un’ampia cengia , poi proseguiamo verso ovest guidati da ometti e qualche bollo fino ad un canale di 30 metri che si scende facilmente (I grado discontinuo) . Poi la parete si fa più ripida e si trova una sosta di calata su tre chiodi. Con una doppia da 25 metri si evita una parete di II grado esposto e si arriva ad un forcellino detritico dal quale si scende, prima per sfasciumi, poi lungamente per prati ripidi, fino a trovare il sentiero che dal Passo degli Scalini va al rifugio Corsi. Proseguiamo verso il rifugio affrontando un centinaio di metri di dislivello che avremmo potuto evitare scendendo direttamente, ma il gusto della birra in rifugio dopo una via è impareggiabile. Quindi sosta ristoratrice al Corsi e poi giù rapidi per il sentiero dei Tedeschi.

Settembre 2015, neve a sorpresa.
Settembre 2015, neve a sorpresa.
Rifugio Corsi con una spolverata di neve.
Rifugio Corsi con una spolverata di neve.
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Primo tiro dello spigolo sud dell’Ago di Villaco.
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Primo tiro.
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Ambiente maestoso.
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La fessura che rappresenta il tratto più duro della via.
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Deviazione e soste improvvisate.
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Campanile di Villaco con la sua parete sud-est, dove sale la via Weiss.
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Doppia dalla cima dell’Ago.
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Prima doppia dalla cima.
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Luglio 2016, ci risiamo.
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Primi tiri in camino.
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Facili camini prima della grande cengia.
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Soste a spit.
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Ambiente che non stanca mai ed affascina sempre.
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alpinista in cima all’Ago di Villaco.
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Fessura-camino del quinto tiro.
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La bella placca del nono tiro.
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Felicità selvatica in vetta.
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Passaggio di II lungo la discesa.
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Breve doppia.
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Il Campanile di Villaco, parete ovest.
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Ago di Villaco, spigolo sud.

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