Sentiero “Sergio Fradeloni” e Monte Chiarescons 2168m

Relazione e foto di Jacopo Verardo.

Premessa

Sergio Fradeloni, alpinista ed esploratore delle Dolomiti Friulane e delle Prealpi Carniche, nella sua preziosa guida Dolomiti di sinistra Piave e Prealpi Carniche, descriveva un lungo collegamento tra il Rifugio Pussa e Casera Chiampis, di cui un tratto molto selvaggio non è mai stato tracciato e segnato in vernice bianca e rossa, ma solo ipotizzato su carta e numerato CAI 394. Questo pezzo d’attraversata va da Casera Chiampiuz al Rifugio Pussa, e dopo la scomparsa di Fradeloni nessuno ha più portato avanti la sua realizzazione… fino ad oggi! Giorgio Madinelli (La tana dell’orso) e Michele Camponogara (Dolomiti di destra Tagliamento) hanno aperto nella vegetazione e tracciato questo collegamento, che non ricalca perfettamente il progetto iniziale (irrealizzabile per la morfologia della zona), e hanno deciso di dedicarlo a Fradeloni. Finiti i lavori di apertura di questo percorso nell’estate del 2018, era tempo di inaugurare tale tracciato.

Il progetto di Fradeloni: sentiero CAI 394

Egli aveva ipotizzato un’interessante attraversata che, molto lungamente, collegasse la Val Settimana con la Val Tramontina. Scrive nella sua guida: “Lunghissima traversata in una zona scoscesa e particolarmente poco frequentata. La lontananza da ogni punto d’appoggio, la difficoltà di orientamento in caso di scarsa visibilità ed alcuni tratti che richiedono l’uso delle mani ed il passo sicuro, rendono questo percorso adatto esclusivamente a persone ben equipaggiate, allenate e con esperienza alpinistica; A”. Il percorso che, molto sinteticamente, sarebbe passato sotto il Monte Chiarescons, poi per Forcella Col della Valle, Il Cjadin, Forca de la Crous, Casera Chiampiuz, e poi ancora lungamente fino in Casera Chiampis, prevedeva di sfruttare dei sentieri tutt’ora segnalati CAI. Ciò che incuriosisce è la citazione di un sentiero CAI 394, che non è mai esistito, il quale avrebbe collegato il sentiero 364 (nei pressi dell’ex Casera Libertan) con la Casera Chiampiuz. I lavori di apertura del sentiero erano stati iniziati dal lato Chiampiuz e i risultati si possono tutt’ora vedere fin oltre le Lastre di Peschis, poi tutto è rimasto incompiuto. Per saperne di più leggi qui.

Al centro della mappa il sentiero CAI 394 progettato da Fradeloni (dal libro Dolomiti di sinistra Piave e Prealpi Carniche, di Sergio Fradeloni).

Relazione

Innanzitutto è necessario arrivare in Casera Chiampiuz. Nel caso vi si giungesse da Forni di Sotto, bisogna salire la lunghissima e noiosa strada forestale contrassegnata dalla numerazione CAI 378. Se invece si perviene dal lato tramontino, vi si arriverà o dal Passo Rest o da Casera Chiampis, sempre per il sentiero CAI 378. In ogni caso Casera Chiampiuz è molto lontana da raggiungere e anche per tale motivo è un luogo poco frequentato e a torto fuori dai giri escursionistici classici nonostante l’incredibile bellezza del luogo e del panorama!

Il Sentiero Fradeloni inizia alle spalle della casera e risale, su buona traccia, il versante mugoso poco a settentrione della quota di cresta 1807m. Dopo aver scollinato in corrispondenza di un forcellino, la traccia diviene più chiara e, dopo un traverso ben pulito dai mughi, risale decisamente fino a guadagnare la cresta Est del Colle Pondeban. Si segue la cresta molto panoramica, dove non mancano splendide visioni sulle Caserine Alte, sulle Carniche e persino verso le Dolomiti di Sesto! Il sentiero, ben marcato, dopo qualche tratto anche aereo, giunge finalmente al bellissimo e ameno pascolo di Forca de la Crous, dove la mattina presto si può sorprendere qualche cervo e ammirare un’alba bellissima. L’intera zona veniva anche chiamata Certelona e nel lato che dà verso il Canal Grande del Meduna, si può anche scorgere il basamento di un antico ricovero. Questo posto incantato già da solo meriterebbe un’escursione! Fin qui 40 minuti.

Oltrepassato il ripiano, si punta a destra del Monte Certelona (avancorpo delle Lastre di Peschis), e tra i primi mughi si rinviene nuovamente la traccia ancora ottimamente ripulita dalla vegetazione da Fradeloni e compagni. La traccia attraversa in falsopiano il versante settentrionale delle Lastre di Peschis, passando anche alla base del canale che porta alla forcella quotata 1812m, dove parte la Via Normale a questa lunga cresta rocciosa. Poco oltre questo punto, giunti nei pressi di una sorta di sella, la traccia scompare e i tagli anche. Si deve quindi scendere per un’ampia rampa di erba e sassi senza mughi che punta decisamente verso il Rio Lareseit, fino ad arrivare ad un ripiano prativo con qualche chiazza di mughi. Si torna ora ad attraversare decisamente verso Ovest, nuovamente in falsopiano (nessuna traccia, ne ometti, ne tagli), fino a trovare l’imbocco di uno stretto canale chiuso tra mughi. Qui ricominciano i tagli di Fradeloni e la traccia si fa più evidente. Man mano la pendenza aumenta, fino a divenire molto ripida e improvvisamente anche esposta. Fortunatamente i mughi aiutano a scendere qualche breve saltino e mitigano anche l’esposizione. Ci si trova ora al limite di quella grande bastionata che discende direttamente dalla cima delle Lastre di Peschis e che divide nettamente il versante Nord-Ovest di questa montagna. Ben presto, infatti, la traccia traversa decisamente verso Ovest e va a collegarsi ad una breve ma esposta cengetta che, con un ultimo passo più scabroso, conduce all’enorme ghiaione che deposita i detriti delle Lastre di Peschis nel Canal di Mezzo.

Si scende ora abbastanza agevolmente questo lungo ghiaione cercando di tenere la sinistra, fin quando, verso quota 1280 m circa, si trova un grosso ometto che invita ad uscire verso sinistra seguendo i tagli sui mughi su terreno incerto. Ben presto si entra in una piccola faggeta e si incontra la marcata traccia che dal Canal di Mezzo sale verso Forcella Claupe, ben evidente e pulita anni addietro dalla vegetazione dai forestali. La si percorre per alcuni minuti, fino ad entrare in un’altra faggeta, dove si lascia la traccia puntando verso destra in corrispondenza di evidenti specchiature su un faggio. Ben presto si giunge ad un rio dove scorre dell’acqua, lo si attraversa e si prosegue risalendo l’unica rampa erbosa percorribile, seguendo tagli e specchiature. Si risale una ripidissima faggeta per poi uscire sempre verso Ovest in un ulteriore rio minore con un bel stillicidio d’acqua e un fiorito corredo di muschio.

Si prosegue nella vegetazione, ora caratterizzata da dense mughete, oltrepassando un ulteriore rio in secca che scende direttamente alla base delle pareti delle Cengle Fornezze. Seguendo sempre i numerosi tagli e la traccia ben pulita, si raggiunge un lariceto con pendenze notevoli che va risalito, fino ad uscire, per ulteriori mughi in un altro largo canale caratterizzato da bianche lastre calcaree, oltre cui, infilandosi tra secolari mughete, si oltrepassa a monte un caratteristico e tondo franamento di ghiaie. Dopo aver faticosamente superato questi mari di Pini mughi in cui la traccia è sempre ben pulita, si perviene finalmente al costone boscoso su cui passa la traccia (segnata in nero sulle Tabacco) che risale il Rio della Valle. Questo sentiero, in un passato ormai molto remoto, era segnato con vernice biancorossa dal CAI e si incontrano ancora alcuni radi e sbiaditi segni che guidano la risalita di questa splendida e selvaggia valle, tra bassa vegetazione e radi Larici. Ci si alza di quota sempre più tra una vegetazione via via più rada e grossi massi erratici, fino a pervenire alla conca glaciale a quota 1800 m, tra Vetta e Cengle Fornezze, e il Col di Valle.

Questo luogo molto bello, integro e silenzioso merita una sosta anche prolungata. In estate qui si può sicuramente godere di un’ampia fioritura di Rododendro ed Erica, mentre in autunno prevale il giallo dei Larici che attorniano la base di questa conca. Qui si può star sicuri di vivere attimi di pace e isolamento. Molte ore di cammino separano questo luogo dalla civiltà e personalmente lo ritengo uno dei punti più belli ed interessanti dell’intero Sentiero Fradeloni, assieme al prato di Forca de la Crous.

Si punta decisamente a Nord-Ovest verso l’intaglio di Forcella Col di Valle che si raggiunge per evidente traccia. Qui si incontrano i segni in vernice rossa che salgono da Forni di Sotto e che conducono verso la cima del Chiarescons. Seguendoli si perviene sui ripidi prati sotto la rocca terminale di quest’ultimo monte e alcuni di noi decidono di salirci. Ci ero già salito anni fa (relazione del Dep qui) e decido di tornarci volentieri con mia madre, Lucia. In seguito noi scendiamo per la più diretta valle del Rio Chiarescons.

Il Sentiero Fradeloni invece prosegue sotto-parete, imboccando un prato pensile poco prima dell’attacco della Normale al Chiarescons per arrivare ad una forcella quotata 2050 m e scendere fino a Libertan in Val Settimana, congiungendosi al sentiero CAI 364. Non avendo percorso questo restante tratto fino a Libertan, rimando alle precise indicazioni di Michele in questo post.

Per noi il Sentiero Fradeloni è terminato sul Chiarescons, ma la lunga discesa verso Forni non ci ha risparmiato le ultime fatiche. Il sentiero da Forcella Col di Valle fino in Val Poschiadea è ben segnato dal CAI  locale, ma essendo poco frequentato, presenta comunque una labile traccia.

Note conclusive

Trattasi di un interessante collegamento che permette di compiere un trekking di almeno tre giorni in ambienti isolati, silenziosi e selvaggi, con partenza e ritorno in Val Tramontina. L’intera traversata qui descritta è comunque priva di qualsiasi segnavia convenzionale, si svolge su terreni impervi e costringe per molte ore a rimanere isolati in ambienti severi e remoti. Per questi motivi è riservata ad escursionisti esperti nel mestiere del ravano e desiderosi di scoprire uno degli angoli più remoti delle Dolomiti Friulane.

Da Casera Chiampiuz al Chiarescons sono necessarie 6 ore, mentre fino al Rifugio Pussa 8 ore totali. Il dislivello di questo tragitto è di 1000 metri circa.

Casera Chiampiuz alle prime luci del giorno.
Alba verso la Carnia.
Casera Chiampiuz.
La prateria di forca de la Crous. Dietro spiccano Caserine Alte, Cima di San Francesco e Cima della Meda.
Forca de la Crous e il Monte Certelona.
Attraversando Forca de la Crous.
Il gruppo del Pramaggiore alla luce mattutina.
Monte Chiarescons. Evidente in basso al centro della foto un franamento rotondo, sopra il quale passa il Sentiero Fradeloni.
Cengle Fornezze e Chiarescons.
La cengetta che deposita nel canale detritico che scende dalle Lastre di Peschis.
Il gran canale detritico delle Lastre di Peschis.
Il primo dei due rii che si incontra dopo aver lasciato il sentiero diretto a Forcella Claupe.
La ripida rampa da prendere dopo l’attraversamento del rio nella foto precedente.
Il secondo rio, caratterizzato da molto muschio e un corredo di fiorellini.
Lunghi traversi tra i mughi.
Lastre di Peschis. Evidenti le due cenge mugose nella parte bassa della bastionata rocciosa. La più bassa delle due è quella di uscita nel canale detritico percorsa precedentemente.
Il passaggio tra i mughi sopra il franamento rotondo.
Il rio in secca caratterizzato da bianche lastronate calcaree.
La conca tra le Fornezze e il Chiarescons, su cui si esce con la traccia ex-CAI che risale il Rio della Valle.
Massi caratteristici.
Cengle e Vette Fornezze.
Sui prati sotto il risalto finale del Chiarescons.
Salendo lungo la Normale del Chiarescons.
In cima al Monte Chiarescons.
Colori d’autunno…
Il canyon del Torrente Poschiadea.
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