Sentiero “Ceria – Merlone” – Tutte le cime di cresta

Relazione di Jacopo Verardo, foto di J. Verardo e Matteo De Piccoli.

4 agosto 2014.

Introduzione

Estate 2014. Variabilità meteo totale. Abbiamo tanta voglia di fare, quasi di strafare, ma il meteo ci lega le mani. Nonostante ciò decidiamo di fregarcene e di azzardare un giro bellissimo, maestoso, ma pericoloso in caso di maltempo: il Ceria – Merlone! E’ un sentiero attrezzato che corre costantemente sopra i 2000m di quota, per circa 3 km, sulla cresta sud-est dello Jof di Montasio. Questa, caratterizzata da sottili sommità, intagli ventosi e cenge pazzesche, si dirama dalla Cima di Terrarossa fino alla Punta Plagnis. Durante la Grande Guerra sono stati scavati dei percorsi di presidio dagli Alpini italiani, che una quarantina di anni fa sono stati recuperati ed attrezzati in questo percorso.

Matteo (il Maestro) ed io non siamo amanti delle vie ferrate, quindi decidiamo di aggiungere qualche nota di maggiore interesse a questo già magnifico percorso: prendendo spunto da ilRavanatore e dal nostro amico Eugenio decidiamo di salire tutte (o quasi…) le cime soprastanti il sentiero attrezzato, compiendo così una bella cavalcata per cresta!

Relazione

Partiamo di buon’ora dal parcheggio ai Piani del Montasio, dopo esser saliti dalla Val Raccolana a Sella Nevea. La giornata meteorologica sappiamo già che non sarà delle migliori, ma per il momento regge e ci godiamo una discreta alba sul Canin. Risaliamo la forestale in direzione del Rifugio G. di Brazzà, dietro il quale imbocchiamo il sentiero/mulattiera che sale alla Cima di Terrarossa. Questo molto comodamente, con pendenze moderate e con numerosi tornanti, ci porta a risalire il ripido versante sud della Terrarossa, tra balze rocciose, verdi pensili e branchi di stambecchi. Arrivati sotto il canalone della Forcella di Terrarossa incontriamo il bivio: verso destra si stacca il nostro sentiero attrezzato, ma noi proseguiamo risalendo il vallone e rimontando facilmente verso ovest le detritiche balze finali della Cima di Terrarossa. Ci guadagniamo così la bella vetta, che avrebbe un ottimo panorama se il meteo non si stesse già guastando. Il Montasio è coperto da una nuvola bassa, ma la cresta del Ceria – Merlone è ben visibile, da qui appare insormontabile e lunghissima. Meglio proseguire quindi, ma solo dopo le foto di rito e la firma sul libro di vetta. Comunque molto interessante questa cima, anche per una semplice gita non molto lunga né impegnativa; avrò poi modo di salirla nel marzo 2015 in veste invernale, regalandomi sensazioni incredibili.

Riscendiamo fino al bivio e svoltiamo verso Sud-Est; percorrendo una bella cengia incisa che corre un centinaio di metri sotto la cresta di Cima Gameon, perveniamo nel canalone detritico che in breve ci porta alla larga Forca da lis Sieris. Molto bello questo luogo, incastonato tra incredibili colonnati calcarei, presenta anche resti di postazioni belliche, a memoria delle sofferenze invernali patite dai soldati in questi luoghi impervi. Proseguiamo salendo la china detritica verso est, la quale si incunea in una ripido canale ancora coperto di neve; fortunatamente il sentiero, che qui comincia ad essere attrezzato, tende a destra risalendo delle prime facili roccette, alternate da qualche cengetta e qualche zoccolo roccioso da superare. Questo tratto è molto vario sia come percorso che come ambiente: il calcare scolpito dall’acqua ha qui formato delle incredibili sculture spesso dalle forme rotondeggianti e sinuose. In breve si guadagna quota e seguendo le frequenti attrezzature e i numerosi segnavia CAI si giunge all’estremità ovest del Foronon del Buinz (2515m). A causa dei numerosi branchi di stambecchi che ci scaricano addosso sassi, in questo primo tratto decidiamo di indossare il caso (abbiamo anche imbrago e set da ferrata, i quali però resteranno nello zaino tutto il giorno). Attraverso la bella e facile cresta finale giungiamo in vetta al Foronon del Buinz (2531m), sulla quale pochissimi anni fa è stato costruito il Bivacco Luca Vuerich (intitolato alla forte guida alpina tarvisiana scomparsa nel 2010): struttura molto bella e completa di tutto al suo interno, compresi letti e coperte. Il tempo non è dei migliori, quindi dopo una breve pausa e qualche foto ripartiamo, scendendo per ripide roccette attrezzate in breve raggiungiamo l’ampia Sella Buinz che attraversiamo completamente fino a giungere sotto la prima protuberanza del Modeon del Buinz. Qui il sentiero aggirerebbe sempre in versante sud tale cima, che però noi vogliamo salire. Seguendo le indicazioni del mitico Buscaini, dalla Sella risaliamo una china detritica lungo una labile traccia, fino ad imboccare una evidente cengia in versante sud (qualche vecchio ometto segna la via), la quale ci deposita in un ripido e marcio canalone. Lo risaliamo faticosamente fino a giungere sotto le paretine finali; qui assecondando volta per volta le varie cenge sovrapposte con percorso abbastanza libero (si superano facili passaggi di I grado) e spostandoci piuttosto verso la cresta di sinistra, guadagniamo la ampia vetta del Modeon del Buinz (cima più alta di questa lunga crestona). La sosta è brevissima: questa cima avrebbe un panorama stupendo, ma poiché sembra che da un momento all’altro stia per scendere un acquazzone, leviamo le tende alla svelta! Scendiamo ora in versante est, assecondando un facile colatoio di ghiaie fini che ci deposita nuovamente sul Ceria – Merlone. Lo si segue, attraversando un paio di colatoi nei quali troviamo due nevai duri abbastanza fastidiosi, fino ad una forcelletta che incide il crinale est del Modeon, dopo la quale prima passiamo tra una enorme nevaio e la roccia, poi iniziamo a scendere molto velocemente perdendo circa 150m fino a giungere alla Forca La Val (2352m). Questo tratto è interamente attrezzato con cavi di recente installazione, che però a nostro avviso sono anche eccessivi e in alcuni tratti fastidiosi. Da questa stretta e suggestiva forcella (dalla quale si ammira il potente Jof Fuart), si risale qualche metro per roccette fino ad imboccare una cengia che attraversa la parete della Cima de la Puartate (che non saliamo per le maggiori difficoltà); questo tratto è sicuramente il più spettacolare e incredibile: si cammina in costante esposizione su una di una serie infinita di cenge parallele (un tratto del cavo, nel passaggio più aereo ed esposto dell’intero sentiero, è divelto poiché due fittoni sono usciti dalla roccia). Conclusa la cengia si perviene ad una stupenda cresta che un po’ si cavalca e un po’ si aggira (presenti feritoie e resti di baracche), la quale porta alla base dell’ultima cima della cresta: Punta Plagnis. Invece che assecondare il sentiero in versante sud, proseguiamo sul filo di cresta e, aggirando piccoli gendarmi e saltando tra grossi massi di cresta giungiamo sulla piccola vetta di Punta Plagnis. Il tempo sembra tenere così ci concediamo una breve sosta e ammiriamo l’intero gruppo del Jof Fuart che ora si mostra più o meno al completo. Rientriamo quindi sul nostro sentiero e proseguiamo scendendo un canalino erboso e detritico e attraverso un’ultima cengetta esposta giungiamo in Forcella Cregnedul (2340m). Improvvisamente il meteo peggiora, così decidiamo di abbreviare il giro evitando l’ultimo e poco interessante tratto di sentiero che condurrebbe alla Forcella Lavinal dell’Orso, imboccando la cosiddetta “mulattiera verde” (ex mulattiera di guerra interamente inerbita), che scende comodamente verso Casera Cregnedul di sopra. Prima però ci concediamo l’ultima cima della giornata: il Monte Cregnedul (2351m), che raggiungiamo facilmente per un ex camminamento di guerra dall’omonima forcella. Dopo di che scendiamo per la mulattiera (priva di segnavia), attraversando bellissimi prati verdi, fino a giungere alla Casera Cregnedul di sopra. Un beffardo raggio di sole ci coglie sorpresi; così rispondiamo ordinando due sgocciolanti birre da mezzo al giovane gestore della Casera. Finora non ci eravamo fermati per più di 5 minuti, quindi ce lo meritiamo! Dopo la sosta ripartiamo percorrendo la tranquilla strada forestale che dalla casera conduce a Piani del Montasio, costringendoci a recuperare più di 100m di dislivello. Beffardo come sempre il meteo: 5 minuti prima di arrivare all’auto un acquazzone ci sorprende lavandoci il sudore di un’intensa giornata!

Note conclusive

Si tratta sicuramente di uno dei più belli anelli in alta quota che si possano fare nelle Alpi Giulie! Panorami incredibili, scenari suggestivi e mai ripetitivi. L’intero anello è abbastanza lungo (comprendendo anche le cime di cresta) e richiede allenamento fisico più che preparazioni tecniche. Noi abbiamo impiegato circa 8.30 ore comprese le brevi soste, per circa 1500m di dislivello complessivi. Abbiamo utilizzato solo il casco a causa dei numerosi cornuti che scaricano sassi continuamente; per chi si sente meno sicuro su questi percorsi, sono utili anche imbrago e set da ferrata. Le difficoltà per raggiungere le cime “facoltative” non superano mai il I grado.

Bibliografia/Sitografia

Gino Buscaini, Alpi Giulie (CAI – TCI)

Roberto Mazzillis, Dai sentieri attrezzati alle vie ferrate

ilRavanatore

Ceria Merlone-01
Partenza a Piani del Montasio.
Ceria Merlone-16
La lunga catena del Canin dalla Cima di Terrarossa.
Ceria Merlone-06
Monte Forato col caratteristico foro.
Ceria Merlone-07
Panoramica su Monti Canin e Sart.
Ceria Merlone-11
Monte Cimone e Zabus.
Ceria Merlone-12
Cime Castrein e cresta del Ceria Merlone (Puartate, Modeon e Foronon del Buinz).
Ceria Merlone-14
Jof di Montasio col cappello.
Ceria Merlone-23
Incredibili strutture calcaree.
Ceria Merlone-24
Forca da lis Seris.
Ceria Merlone-29
Resti di postazioni militari sul fil di cresta.
Ceria Merlone-32
Divertenti passaggi di arrampicata.
Ceria Merlone-34
Sulla quota ovest (2515m) del Foronon del Buinz.
Ceria Merlone-37
Il Bivacco Luca Vuerich in cima al Foronon.
Ceria Merlone-42
La vecchia croce di vetta sul Foronon.
Ceria Merlone-43
L’ampia Sella Buinz e il Modeon del Buinz (a destra).
Ceria Merlone-46
Nel faticoso canalone che porta alla cima del Modeon.
Ceria Merlone-47
In cima al Modeon del Buinz.
Ceria Merlone-52
In discesa nel lato est.
Ceria Merlone-54
La restante cresta da percorrere. Uno scenario spettacolare!
Ceria Merlone-61
Jof Fuart e Cime Castrein dalla Forca de Val.
Ceria Merlone-63
Cima de le Puartate (sinistra) e Punta Plagnis (destra). Il sentiero corre su una delle cengie più alte.
Ceria Merlone-70
Stambecchi-climber.
Ceria Merlone-71
Lungo un tratto di cengia.
Ceria Merlone-74
Il punto più pericoloso (con il cavo divelto).
Ceria Merlone-80
In cresta verso Punta Plagnis.
Ceria Merlone-81
In cima a Punta Plagnis.
Ceria Merlone-82
Ultimo tratto di cengia (scavata) prima di Forca Cregnedul.
Ceria Merlone-85
Il complesso gruppo dello Jof Fuart.
Ceria Merlone-87
Sul Monte Cregnedul, verso Punta Plagnis.

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