Cima di Terrarossa 2420m – Invernale lungo la via normale

La Cima di Terrarossa dal Rifugio Di Brazzà.
La Cima di Terrarossa dal Rifugio Di Brazzà.

Relazione e foto di Jacopo Verardo.

Premessa

La Cima di Terrarossa fa parte della lunga bastionata che delimita a nord i bellissimi Piani del Montasio, la quale inizia appunto dallo Jof di Montasio e termina con la Punta Plagnis. La sua posizione centrale è ottima per offrire un meraviglioso panorama soprattutto su Jof Fuart, Canin, Prealpi Carniche, nonché sul Montasio stesso. La via normale d’estate sale lungo la storica mulattiera di guerra, il cui sentiero d’accesso parte dai pressi del Rifugio Di Brazzà (1660m), posto nella parte alta dei Piani del Montasio. Tale tracciato sale a tornanti con pendenze modeste e porta facilmente a raggiungere prima il bivio a destra (est) con il sentiero attrezzato Ceria Merlone, poi la vetta senza alcuna difficoltà. Dopo averla già raggiunta nell’agosto 2014 con Matteo (il Maestro) come prima cima (opzionale) del Ceria Merlone, colgo l’occasione di risalirla in invernale con Renato e Jessica che mi hanno invitato in questa uscita. Loro hanno grande esperienza di questo tipo di salite, spesso condite da pendenze notevoli e ghiaccio vivo; io invece non avendo mai fatto salite così “spinte” sfrutto l’occasione per fare un po’ di esperienza.

Relazione

Partiamo presto da Sella Nevea, a piedi, visto che la strada che sale a Piani, transitabile in auto d’estate, è ora coperta da un bel strato di neve ghiacciata. In circa un’ora e mezza raggiungiamo il retro del Rifugio Di Brazzà, prima lungo la strada innevata, poi deviando a quota 1454m a destra e tagliando per i prati. Non c’è molta neve: a parte alcuni accumuli di un metro, ci sono molte chiazze di erba che spuntano. Proseguiamo in direzione delle bastionate basali senza percorso obbligato, puntando ad un canale non molto evidente piuttosto nel centro della parete della Terrarossa. A tratti la neve ripida è abbastanza dura, quindi mettiamo i ramponi, il casco e impugniamo la piccozza. Entriamo quindi nell’ampio canalone che presenta alla sua testata un canalino diagonale a destra. Fatichiamo non poco per giungere fin qui: la neve, sotto una sottile crosta, è farinosa e si sprofonda fino alla vita; il canalone invece è coperto da una colata valanghiva dura che ci permette di arrivare comodamente al canalino. Questo, secondo Renato che l’ha già salito un paio di volte, è l’unico accesso decente per risalire la Cima di Terrarossa e ha un attacco circa sui 50°. Poi risaliamo un canalone tendendo a sinistra andando a raggiungere probabilmente il punto in cui arriva la mulattiera da destra, anche se non la vediamo essendo completamente coperta dalla neve. Comunque il suo tracciato inizia ben più a destra del canalino che abbiamo risalito, ma passando sotto delle pareti di scarico è meglio evitare di percorrerla. Del resto d’inverno i percorsi estivi spesso non sono percorribili e vanno scelte vie alternative.

Continuiamo a risalire un paio di canaloni di valanga, che fortunatamente hanno già scaricato, fino a giungere in vista di una serie di bastionate invalicabili, qui iniziamo a traversare decisamente verso sinistra (ovest). Così facendo aggiriamo le bastionate soprastanti e giungiamo circa sulla perpendicolare con la cima. A mio avviso questo tratto è in assoluto il più impegnativo e pericoloso: è difficile scegliere il momento adeguato per iniziare a traversare a causa della conformazione di questi monti data da una serie infinita di cenge parallele e orizzontali, che coperte di neve rendono espostissima la traversata. Ad ogni modo proseguendo in questo modo e sfruttando eventuali colate di valanga indurite si guadagnano metri finché si arriva a circa 200m dalla cima; qui si deve risalire direttamente il pendio soprastante, intervallato da un paio di canaloni molto ripidi. Saliamo sfruttando anche brevi zone in cui sbuca dell’erba e delle roccette, fino ad intravvedere le rocce rotte che ricoprono la cima. A tratti la pendenza si attenua, prima di impennarsi sotto le rocce finali, quindi prendiamo di petto la prima parte della zona finale, circa all’altezza del bivio (estivo) con il Ceria Merlone, per poi deviare verso destra in direzione della Forcella di Terrarossa, dove giungiamo con un ripido traverso. L’atmosfera qui è surreale: le rocce sono coperte da un sottilissimo strato di neve e uno più spesso di brina; inoltre una gelida aria ci coglie all’improvviso gelando l’entusiasmo. Buttiamo un occhio al vertiginoso canalone nord Huda Paliza che arriva proprio in questa forcella, e che è celebre tra gli specialisti di canaloni invernali e tra gli scialpinisti estremi. Riprendiamo la salita verso la cima percorrendo la cresta est, la quale è coperta da un metro di neve farinosa che ci impegna fisicamente, ma ormai manca poco. Superiamo di slancio le ultime rocce e ghiaie giungendo senza più difficoltà in cima. E’ fatta! La giornata non è delle migliori, come direbbe un amico che non c’è più il tempo “è bello ma coperto”. Nuvole grigie coprono il cielo in alta quota, ma sotto l’aria è tersa e il panorama è ottimo. Vedere i colossi delle Alpi Giulie da così in alto in veste invernale è meraviglioso. La sosta dura il tempo di fare le foto di rito e poi scappiamo prima che l’aria gelida ci congeli. Scendiamo cautamente lungo la traccia di salita, facendo un’unica deviazione: per guadagnare un po’ di metri sul comodo, imbocchiamo uno dei due canaloni sotto la cima. La neve farinosa ci agevola e raggiungiamo così il lungo traverso della salita. La giornata è fredda e la neve non ha mollato più di tanto, quindi il traverso, ora in leggera discesa, non è ancor più pericoloso che in salita. Giungiamo al canalino iniziale che scendiamo con estrema cautela per non volare e così usciamo dai pericoli. Sosta pranzo nel bivacco invernale del Rifugio e poi giù per la noiosa strada fino a Sella Nevea, contenti e sufficientemente stanchi.

Note conclusive

Si tratta di un’invernale assolutamente per esperti di questo genere di salite, che in caso di condizioni di innevamento proibitive o pericolose può diventare un inferno di ghiaccio. Le difficoltà presenti sono alte sotto molti aspetti: tecniche (canale iniziale e qualche breve tratto sui 45/50°), d’orientamento e psicologiche (l’intera salita si svolge in costante e totale esposizione di qualche centinaio di metri). Dislivello complessivo di 1260m circa. Da Sella Nevea abbiamo impiegato in salita 4 ore, in discesa 2.30 comprese le soste.

La giornata non è un granchè, ma il Montasio si fa comunque vedere.
La giornata non è un granchè, ma il Montasio si fa comunque vedere.
Dopo il Rifugio Di Brazzà puntiamo diretti le ripide pareti.
Dopo il Rifugio Di Brazzà puntiamo dritti alle ripide pareti.
All'ingresso del canale d'accesso alla parete. Dietro il Canin.
All’ingresso del canale d’accesso alla parete. Dietro il Canin.
Cima Terrarossa-11
All’ingresso del canale d’accesso alle pareti.
Il ripido canalino che dà accesso alle pareti della Terrarossa.
Il ripido canalino che dà accesso alle pareti della Terrarossa.
Lungo i ripidi ed esposti pendii.
Lungo i ripidi ed esposti pendii.
Su uno dei molti traversi. Dietro sbuca lo Jof di Montasio.
Su uno dei molti traversi. Dietro sbuca lo Jof di Montasio.
Sulla ripidissima rampa sotto la Forcella di Terrarossa.
Sulla ripidissima rampa sotto la Forcella di Terrarossa.
In direzione della Forcella di Terrarossa.
In direzione della Forcella di Terrarossa.
Sulle rocce finali...un ambiente ibernato!
Sulle rocce finali…un ambiente ibernato!
Il maestoso Jof di Montasio.
Il maestoso Jof di Montasio.
Nabois Grande e Jof Fuart. Evidente la Cengia degli Dei che taglia circolarmente lo Jof Fuart a metà parete.
Nabois Grande, Jof Fuart e Cime Castrein. Evidente la Cengia degli Dei che taglia circolarmente lo Jof Fuart a metà parete.
La cresta del Ceria Merlone. Da sinistra Cima de le Puartate, Modeon del Buinz e Foronon del Buinz.
La cresta del Ceria Merlone. Da sinistra Cima de le Puartate, Modeon del Buinz e Foronon del Buinz.
Foto di vetta.
Foto di vetta.
In discesa sotto la cima.
In discesa sotto la cima.
Scendiamo seguendo la traccia di salita.
Scendiamo seguendo la traccia di salita.
In discesa sul canalino iniziale.
In discesa sul canalino iniziale.
Jof di Montasio.
Jof di Montasio.
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