Monte Pramaggiore 2478m – Cima Cadin 2313m

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Il Pramaggiore visto dall’ omonima casera

Salite del 1/2 giugno 2014.

Relazione e foto di Francesco Lazari e Claudio Betetto.

Premessa

Questa è stata la prima vera salita con Claudio, oltre ad essere quella di cui conservo uno dei migliori ricordi e che ha contribuito a rafforzare il nostro rapporto. Questo giro è nato in realtà come piano di riserva, poiché abbiamo dovuto rinunciare all’ ultimo secondo (grazie ad un prezioso consiglio di Jacopo) agli innevatissimi versanti nord di cima Pussa e Bortolusc che Giugno ci ha offerto, a favore dell’assolato versante sud del Pramaggiore.

Relazione

Partiamo dalla nostra città natia di buon’ora, tra un discorso e l’altro la strada passa velocemente ed è finalmente ora di calzare gli amati scarponi. Siamo gasati e arriviamo rapidamente al paradiso della casera Pramaggiore, attraversando le bellissime faggete e incontrando già nell’ultima parte di sentiero una lingua di neve, elemento che accompagnerà questi nostri due giorni di camminate. Arrivati al ricovero, troviamo un gruppo di ragazzi che si appresta a partire, ci fermiamo per uno spuntino e due chiacchiere. Ripartiamo impazienti di raggiungere la nostra meta, Cima Cadin, prendendo prima il sentiero CAI verso ovest, poi alzandoci a destra in un vallone innevato seguendo quella che dovrebbe essere la traccia (ex sentiero CAI) che conduce al passo Pramaggiore, costeggiando le pareti del monte omonimo. Veniamo subito rapiti da queste ultime immaginando mitiche arrampicate sulle fantastiche placche che il monte ci presenta, sembrano quasi prese da qualche cima delle Alpi occidentali. Ci chiediamo se ci sia già qualche via tracciata o se ci sia la possibilità di aprirne di nuove, ma purtroppo dobbiamo tornare a concentrarci sul “sentiero”. La traccia infatti è stata spazzata via in più punti dall’enorme mole di neve caduta costringendoci così a qualche passo per me un po’ delicato, data la mia inesperienza con la nostra fredda compagna, ad ogni modo non esistono problemi di orientamento, basta tenersi sempre in quota sul pendio.

Arrivati al passo, siamo accolti da un vento piuttosto freddo che sale dal versante cimoliano, ma che non riesce a distogliere il nostro sguardo dalla bellissima cresta che ci appare davanti, con la sua alternanza di ghiaia e neve lisciata dal vento; in fondo riusciamo a scorgere la nostra meta, non ci manca che percorrere l’ultimo centinaio di metri ed eccoci in cima, dove scattiamo la consueta foto e consumiamo il pranzo. Nel frattempo il cielo inizia a coprirsi e decidiamo che è ora di partire. Tornando verso la casera, ci fermiamo nuovamente ad osservare le pareti di prima e a salire qualche invitante masso, ma dopo un po’ una leggera grandinata ci invita a ripartire e, arrivati al nostro bell’alloggio, troviamo un altro gruppo di persone, di cui rimarrà solo una coppia che verrà con noi il giorno seguente.

Non soddisfatti dei 1400m di salita decidiamo di andare a caccia di qualche bel boulder nell’ampia vallata, trovando pane per i nostri denti, solo peccato non avere le scarpette ma fa niente: l’importante è arrampicare. Dopo aver cenato, decidiamo di trovare un buon punto per goderci la vista del tramonto, trovandoci di fronte ad un quadro veramente bello sul gruppo Caserine-Pussa-Cornaget che avremmo dovuto visitare stando ai programmi iniziali. Soddisfatti, torniamo al caldo, dove ci intratteniamo con la coppia sopra citata, anche se presto è ora di dormire dal momento che ci dovremmo svegliare alle 4.

Suona la sveglia, ci alziamo e fuori troviamo lo spettacolo dell’aurora; tempo di farci un caffè e partiamo rapidi risalendo la valle . La neve che copre il fondovalle è ancora dura. Siamo carichi, ma in pochi minuti il peggio: inizia a nevicare. Tra le varie imprecazioni vediamo che improvvisamente il cielo si infiamma, corriamo verso forcella Rua e l’immagine che si presenta davanti a noi ci fa dimenticare la nevicata in corso. Scattiamo un paio di foto e restiamo a goderci quella fantastica visione che, però, non dura molto e presto iniziamo a tornare sui nostri passi, fermandoci sotto un masso ad aspettare che la nevicata smetta, o almeno diminuisca. Insisto per aspettare, forse solo perché non ho nemmeno la voglia di scendere, ma si rivela la scelta giusta. Tempo mezz’ora e si alza un vento freddo, le nuvole spariscono completamente e ci si presenta un cielo limpidissimo, che ci permette di vedere chiaramente il Re, l’Antelao. Arriviamo alla forcella Pramaggiore tra una scivolata e l’altra, seguendo ciò che rimane del povero sentiero malridotto dall’inverno passato, ma è ora di cominciare la salita vera e propria, che subisce qualche modifica per l’importante presenza nevosa su cui notiamo le tracce di un recente salitore solitario. Inizialmente preferiamo non seguirle non essendo muniti di ramponi e ci teniamo quindi a sinistra su delle roccette facili ma un po’marce. Arrivati in cima tuttavia, ringrazieremo quel misterioso alpinista che ha gradinato la neve, permettendoci di superare un traverso delicato senza attrezzatura. Il morale è alle stelle, restiamo in cima parecchio tempo a goderci la vista, che spazia dalle Alpi Giulie a tutte le Dolomiti, con in primo piano i Preti e il Duranno.

E’ tempo di scendere e ci separiamo dalla coppia perché io e Claudio adocchiamo l’invitante cresta di quello che scopriremo essere il monte Rua, di cui abbiamo visitato la forcella all’alba, ma qualche passaggio su roccia ci invita a desistere e a scendere per un vallone. Tornati alla casera, ci rendiamo conto della fantastica avventura che abbiamo passato, e iniziamo a pensare a progetti futuri crogiolandoci al sole. Sarebbe bello stare stesi sul muretto della Pramaggiore in eterno, ma l’incombenza della scuola il giorno dopo mi costringe a convincere Claudio a scendere (purtroppo). L’euforia continua per tutto il viaggio e ancora oggi, scrivendo questa relazione, rivivo quelle bellissime emozioni che solo la montagna sa regalare.

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L’accogliente pianoro della casera Pramaggiore
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Risalendo la valle innevata
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Le belle pareti ovest del Pramaggiore
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Si ricostruiscono i resti degli ometti lungo l’ex CAI
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La bella cresta verso cima Cadin
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Autoscatto in cima
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Thlaspi Roundifolium
4e
Tramonto verso Caserine-Pussa-Cornaget
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La mattina si viaggia veloci
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Dietro di noi le nubi si infiammano
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L’alba ci appare davanti non appena arriviamo a forcella Rua alta
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Sotto il masso, aspettando che smetta di nevicare
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Per fortuna le nuvole iniziano presto a diradarsi
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Uno sguardo al Re, con gli Spalti di Toro in primo piano
10.0
Lungo la salita, verso forcella Pramaggiore
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Lungo il delicato traverso poco prima della cima
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Finalmente la cima!!!
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L’originale alloggio del libro di vetta
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Si nota subito la coppia Duranno-Preti
Precedente Cima Brentoni Ovest 2547m – Via Normale con variante Successivo Cima Ciol de Sass 2072m – Traversata da C.ra Settefontane alle Stalle Gobbo

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