La Mamma e il Nodo – Tete d’Aval, Via “Pillier Rouge Hebdo”

Via salita il 14 maggio 2017.
Relazione e foto di Matteo e Federico.

Introduzione
Come ormai da un paio d’anni ci si prepara per il Melloblocco. Qualche giorno prima sia per questione di tempi sia per cercare una migliore condizione meteo Ede mi propone di andare in Brianconneise, Francia. A due ore di macchina da Torino l’idea di andare in zona Ecrines attira non poco: posti mai visti, anche se non siamo certi delle condizioni vale la pena provare. Decidiamo di andare a fare una via sulla Tete d’Aval (2698m), la cui imponente parete sud supera i 500 metri di sviluppo.
Molte vie scorrono in questo massiccio roccioso, scegliamo la via “Pillier Rouge Hebdo” che con i suoi 400 metri promette una bella ascensione.
Ovviamente la speranza sarebbe quella di tornare entro mezzanotte di domenica per fare gli auguri a casa; sabato mentre coinquilino (Andrea) e morosa (Gloria) mi aiutavano coi panini quest’ultima puntualmente pensa bene di mandarmela: “Ah Matteo te ne vai in montagna proprio domani che è la festa della mamma, stai attento a non farle un bel regalo…”

Bel primo piano sul pilastro. Ci aspetta un bel bastone

Descrizione della via
Partiamo gasati neri da Torino dopocena, non facciamo qualcosa assieme dalla settimana di fuoco di  quest’estate (Campanile di Val Montanaia – Via Corona Carratù Giordani) e con Ede ogni salita diventa un’avventura in piena regola! Dopo un’infortunio alla spalla c’è di nuovo la possibilità di scalare assieme. Imboccata la Val Susa in breve giungiamo a Claviere e quindi al passo del Monginevro. Superato il colle puntiamo a Briancon e quindi al paesino di Les Vignaux, da cui la strada conduce dentro la valle al cui culmine si erge maestosa l’imponente parete. Parcheggiamo e montiamo la tenda nel bosco. Ci gustiamo una birra osservando nella penombra ciò che ci aspetta il giorno successivo; una leggera pioggia ci concilia un sonno colmo di aspettative per il domani…
Cominciamo a camminare poco dopo le 8 prendendo il sentiero che sale verso Nord. Incrociamo dopo poco una casetta e seguiamo sempre diretti verso la Tete. Solo dopo mezz’ora ci rendiamo conto che non stiamo seguendo il sentiero corretto! Siamo sul versante sbagliato della valle e dobbiamo attraversare a Ovest, per prendere la dorsale che conduce alla “gengiva” della Tete, da cui partono le vie.
Attraversiamo i ripidi versanti di ghiaia guadando il torrente un paio di volte e ravaniamo amorevolmente su pendii boschivi. Dopo una mezz’ora buona troviamo la traccia corretta, peccato aver perso tempo ma ci siamo sicuramente divertiti di più esplorando la vallata in modo anomalo che seguendo il sentiero!
(Il sentiero corretto si trova dopo un’ultima curva a gomito della strada sterrata, al guado seguire per “Tete d’Aval”). Svoltato a destra (ometto) dal sentiero “perduto” (mezz’ora abbondante dal parcheggio normalmente) si percorre la dorsale che porta alla base della parete circa tre quarti d’ora).
Si prosegue per la traccia e superate le cascatelle, si continua fino a superare uno sperone. Qui dietro parte la rampa del primo tiro, dove una freccia indica l’inizio comune delle vie Pillier Rouge Hebdo (PRH) e Pillier Kelle (PK). Ci imbraghiamo e si parte, sono le dieci passate e non c’è tempo da perdere.

L1 (4b, 35m): Si sale la rampa sulla sinistra con facile arrampicata continuando fino alla seconda sosta (2 spit). Protezioni a tratti un po’ distanti, comodi volendo integrare un paio di friend (0.5-1 BD).
L2 (6a, 25m): Partire verticalmente, passo iniziale duro su fessura di difficile lettura. Si continua lingo la verticale fino alla sosta. Tiro continuo e non banale.
L3 (5c, 20m): Si prende il traverso sulla sinistra, abbastanza marcio e delicato ma ben protetto. Si arriva a una cengia e dopo pochi metri si arriva alla sosta (con catena) alla base di un evidente diedro.
L4 (5b, 30m): Si attacca il bel diedro verticalmente, con arrampicata plaisir, fino a raggiungere la sosta in un comodo terrazzino. Bella arrampicata, varia e di continuità.
L5 (5c, 45m): Si continua lungo il diedro, questa volta più verticale, per poi virare leggermente a destra su placca verticale per giungere al termine con un paio di passi delicati. Sosta comoda su terrazza.
Tiro piuttosto lungo e mai banale, di quelli che si ricordano, In particolare nel tratto centrale l’arrampicata è aerea e impegnativa.
L6 (5c, 60m): Si parte o verticalmente superando il masso (con rovi/vegetazione in mezzo) o aggirando l’ostacolo sulla sinistra per sentiero per poi riprendere la linea sul verticale, che vira poia sinistra. Verso la fine si può proseguire oltre la prima sosta e superare con facili passi i salti rocciosi (4) fino ad arrivare alla sosta successiva su 2 spit, attraversando dritto oer dritto la cengia erbosa. Tiro un po’ strano e non bellissimo, protezioni più aleatorie.

Giunti alla cengia, sostiamo un attimo per mangiare e bere qualcosa. Siamo circa a metà della via e mi sento decisamente provato dopo questi ultimi due tiri che mi hanno messo in difficoltà. Non me la sento di proseguire e propongo a Ede di scendere; lui mi propone una pennichella: la giornata è stupenda, è uscito il sole ed è sereno. Effettivamente non c’è motivo di rifiutare: il paesaggio è unico e dalla cengia sembra di essere sospesi nel vuoto, spettatori unici di un panorama irripetibile!
Un sonnellino riconciliante mi “tira in qua”, sono le due e c’è margine per proseguire; sembra tutto sia cambiato di prospettiva… Lesti ripartiamo dopo aver sepolto le (mie) incertezze.

L7 (4b, 45m): dalla sosta si prosugue a destra (faccia a monte) rimontando la rampa erbosa tenendosi vicini alla parete. Dopo una trentina di metri si scorge uno spit a un paio di metri da terra. Si attaccano i salti per puntare sulla destra fino alla sosta (2 spit) con ultimi passi un po’ delicati sul marcio.
L8 (6b, 30m): Si attacca la fessura verticale con passi iniziali di difficile lettura e roccia non bellissima. Si prosegue sulla fessura per poi superare un tratto verticale molto bello, con arrampicata tecnica e piacevole.
Ultimo passo a sinistra interessante prima di giungere alla sosta.
L9 (5c/6a, 30m): Si attraversa a destra puntando allo strapiombo che si supera con passi non banali (6a, un po’ unto sopra e marcio sotto). Si prosegue su una fessura/diedro ingaggiosa e non banale fino alla comoda sosta.
L10 (6b+, variante Fiaschi, 20m): Abbiamo pensato di prosegure per la variante, che sembrava più invitante della via originale. Si prende la placca (delicata delicata) salendo leggermente sulla destra si prosegue con passi tecnici fino alla sosta.
Tiro duro, ma corto e ben protetto. Evita di attraversare a destra la cengia per poi prendere, dopo circa dieci metri, la verticale sulla linea di spit visibile già dalla sosta (prima 4 poi 5 da altre relazioni).
L11 (6a, 40m): salire sfruttando la lama sul verticale, poi alzarsi verso dx superando una placca verticale che porta a uno strapiombetto con buone maniglie. Dopo lo strapiombo andare verso sinistra e raggiungere la sosta.
L12 (5b, passo 5c poi 4b, 35m): Si punta alla grossa fessura che prosegue verticalmente per una decina di metri dove si incontra un bel passo in dulfer per uscire su salti verticali più facili ma mai banali fino all’ultima sosta.

Siamo arrivati! Finalmente! Il panorama dalla cengia è imponente e sembra di essere in mezzo alle nuvole.
Volendo proseguire fino in vetta si può giungere alla base dell’enorme sperone dove si trovano altre vie di difficoltà superiore servendosi della traccia che evidentemente attraversa la cengia, oggi quasi senza neve.
Noi dall’ultima sosta prendiamo a sinistra (faccia a monte) per scorgere un sentiero che diventa visibile aggirato lo speroncino che copre la vista a Ovest sulla vetta.

Appena superato il suddetto sperone prendiamo il sentierello che dopo pochi metri porta a una grossa roccia piatta con spit (“ottima per un pisolo”, cit.) Da qui pochi metri sotto troviamo le calate di Ranxerox (fatta da Ede qualche anno prima). Con 3 calate si giunge alla cengia sottostante (sosta di L6).
Da qui si attraversa la cengia erbosa di L6 lasciando sulla propria destra (faccia a valle) la linea seguita per la salita. Si prosegue per la linea di calata che con 4 doppie porta alla base della parete.
A noi purtroppo non è andata così bene: alla seconda calata tirando la corda questa rimane incastrata
Proviamo in tutti i modi a liberarla ma non c’è verso, la situazione sembra difficilmente risolvibile (per un millesimo di secondo maledico Gloria, la profezia si sta realizzando!!!).
Non è proprio presto e di risalire la corda non se ne parla! Alla notra destra parte L9 ma risalirlo ci condurrebbe molto distante dalla sosta di calata, diversa da quella della via percorsa. L’atmosfera si fa tesa ma è necessario mantenere calma e sangue freddo per uscirne indenni. Ede prende in mano la situazione attraversando a sinistra e prendendo la linea di Ranxerox… Dopo un traverso encomiabile e una risalita al limite dopo una simile giornata (2 tiri di 7a), riesce a raggiungere la sosta scoprendo che si era formato un nodo proprio alla fine! Ricalandosi con qualche spendolata non trascurabile recupera il materiale e ci ritroviamo finalmente in sosta, felici di essere di nuovo lì assieme senza aver fatto danni. Ormai è buio pesto e ci aspettano altre 5 calate ma la situazione è risolta e sebbene stanchi possiamo riprendere la discesa. Grande Ede che con un’ottima intuizione e una bella dose di coraggio permette un rientro senza tagli di corda o scelte più spiacevoli (e potenzialmente più pericolose).
La penultima calata riserva emozioni “strapiombanti” che in quel buio con le sole frontali è un bel divertimento!
Riprendiamo il sentiero e a mezzonatte siamo alla macchina, accompagnati da una stellata mozzafiato. Come volevasi dimostrare non siamo in tempo per gli auguri della festa della mamma, ma meglio di così non si poteva fare…

Una giornata incredibile in uno stupendo ambiente montano, che fa stare bene, di cui ci si sente parte.
Superlativo (e indicativo) non aver incontrato anima viva per tutto il tempo. I boschi durante l’avvicinamento, la bellezza del paesaggio e l’imponenza della parete rendono questa salita un’esperienza difficile da dimenticare, con un delicato profumo alpinistico.
Complimenti ai locali che conservano un’area che si vede essere frequentata, ma che conserva la sua natura.

Note tecniche
Friends e nuts utili ma non necessari, a discrezione. Per il resto normale dotazione alpinistica (cordoni vari e consigliati almeno 14 rinvii). La via è quasi sempre protetta in modo eccellente, bravi i francesi: gli spit non sono mai generosi se non dove serve, il che conserva il fascino dell’arrampicata mantenendo la via abbastanza omogenea e sostenuta; anche nelle diverse difficoltà rimane comunque la sensazione (che non è solo una sensazione!) di essere in ambiente di montagna; cosa per la quale non definirei questa via “sportiva”.
La roccia è un bel calcare compatto e la scalata abbastanza intuitiva e sicuramente piacevole!
Si consiglia, per chi ne ha, vie come Ranxerox (su bellissima roccia compatta e a strane composizioni bucoliche), Voiees des Elfes o  La Der des Ders. Le ultime due corrono sulla parete più a sinistra e tutte
e tre culminano in vetta della Tete D’Aval.
Utilissimo lo schizzo al sito camptocamp.org.

Primo piano sulla Tete d’Aval. Sul pilastro di fronte, al sole, scorrono le vie Pillier Rouge Hebdo che giunge fino alla sua sommita e la più difficile Ranxerox che invece prosegue fino alla vetta. Sulla parete in ombra a sinistra corrono invece Voie des elfes e Der des Ders
Attraversando le ripide ghiaie per riprendere il corretto versante della vallata, durante l’avvicinamento
Ormai siamo alla base della parete
La rampa di L1. è visibile la scritta che indica l’inizio della via alla base
Il primo tiro, risalendo la rampa
Sul traverso di L3
Sul diedro di L6
Ede in estetica spaccata su L6, incredibile. Io ho cercato in tutti i modi di capire come si è riuscito a mettere in quella posizione una volta arrivato lì, ma non c’è statoo verso…
Panorama dalla cengia, la giornata si è decisamente pulita
Arrivo!
All’uscita di L10
Foto di fine via! Dietro di noi l’ultimo pilastro che coondurrebbe alla vetta
Prima doppia dalle calate Ranxerox
Il nodo maledetto
Felici di essere assieme in sosta! Ora si deve scendere…
Precedente Croda Ultima del Leone 2401m – Cima Nord – Via Normale Successivo Medace 1586m - Via Normale

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