L’urlo Pietrificato, un sogno che si avvera – Campanile di Val Montanaia, Via Corona Carratù Giordani

Gita compiuta da Federico Peronato e Matteo De Piccoli il 9 agosto 2016.
Relazione e foto di Matteo in collaborazione con Federico.

Il Campanile di Val Montanaia e la parete Ovest scalata
Il Campanile di Val Montanaia e la parete Ovest scalata

Introduzione

Uno dei motivi per cui ho cominciato a scalare è perche era evidentemente necessario saperlo fare per salire in cima “al campanile”. Una struttura rocciosa che sarebbe difficile immaginare non esistesse davvero.
La prima volta che lo vidi avevo all’incirca dieci anni e ricordo quegli amici di mio padre che andavano con Ruggero per salirvi in cima… Eravamo ad un’uscita tra CAI di San Vito e di Torino.
Pensare che la natura abbia “costruito” qualcosa di tanto verticale è al limite del credibile: vi sono rimasto affascinato e sedotto. Detto ciò, mentirei se dicessi che fu in quel momento che decisi di salirlo: era impossibile andarci sopra per quello che ne sapevo, quindi esulava dalle mie capacità e interessi in quel momento. L’alpinismo era qualcosa che non potevo ancora realizzare.
Certi tarli crescono probabilmente con l’età, sviluppando necessità più “adulte”; fino a quando a un certo punto si acquisisce la consapevolezza che se si vuole davvero una cosa basta prendersela, anche se a volte costa tempo e fatica: pensare a una salita durata “anni” per poi poterla stringere tra le mani e respirare è un sogno che diviene realtà.
E ciò che conta è l’impulso che sta alla base, viscerale, che abbatte ogni muro e fa sentire vivi sul serio.

E’ l’8 agosto, sto rientrando con Ede (compagno di scalate -e non solo- a Torino) da una splendida giornata passata in Carniche sul Pal Piccolo: calcare meraviglioso e compattissimo, una via stupenda, sportiva, per prendere dimestichezza con la roccia e confidenza col compagno di cordata. Rincasati tardi, la mattina non ci alziamo propriamente ad un orario antelucano…
Il Campanile diventa uno dei due must di questa “vacanza” sbaragliando mille altre possibilità dolomitiche: io propongo la Centrale, Ede una via sulla parete Ovest, la Corona – Carratù – Giordani. Non sentivo di esprimermi quella sera, rimandando la decisione al giorno successivo: tanto a sto Campanile ci si deve andare comunque.

L'urlo di pietra, circondato dagli Spalti di Toro e i Monfalconi.
L’urlo di pietra, circondato dagli Spalti di Toro e i Monfalconi.

Descrizione della salita

Arriviamo al Rifugio Pordenone che sono ormai le 11.20, non c’è tempo da perdere: prepariamo il materiale e ci mettiamo in marcia, il sentiero è notoriamente molesto a causa di ripidezza e ghiaia che fa faticare come i muli. A mezzogiorno e mezzo siamo al Perugini (2060m), dieci minuti dopo all’attacco della Via, sotto la parete Ovest.
La parete si erge di fronte a noi spietatamente verticale e a tratti strapiombante. Il tempo stringe e le parole non servono, Ede si prepara ed attacchiamo, sono le 13.

L1: L’attacco si rivela intuibile, su roccia pressochè appigliata e abbastanza facile. Ma le difficoltà non si fanno aspettare: superati i primi 15-20 metri si giunge a una terrazza e si attacca una placca (V) che termina sul tetto che dà il grado alla via. Ben protetto (3 chiodi, due “sotto” e uno all’uscita) che forniscono buona protezione e permettono di azzerare. Ede Supera il tetto senza difficoltà, sciolto e con movimenti fluidi (VII+). Sopra il tetto la parete si fa verticale, si prosegue per 15 metri (VI) giungendo alla prima sosta (2 chiodi, come tutte le successive). Mi limito a dire che non posso affermare di aver superato il tetto con la stessa facilità: ne ho guadgnato in conoscenza dell’artificiale, cosa di cui non mi sento propriamente fiero, ma si deve pur salire!
La verticalità è totale e la sosta non propriamente comoda, ma la roccia è di buona qualità e la via intuibile! Siamo carichi, sappiamo che le diifficoltà maggiori sono alle spalle e la cosa ci dà speranza. (45m)

L2: Ripartiamo dopo esserci ripresi, ci aspetta un tiro che la relazione dà V. La verticalità rimane assoluta, ogni tanto vola qualche sasso che non genera alcun suono se non giunto alla base della parete (ansia totale, essendo gli zaini sotto tiro!!);  la cosa comunque ci preoccupa solo all’inizio, in fretta le difficoltà e la via ci assorbono totalmente, la concentrazione non lascia spazio a ciò che è rimasto indietro.
Il secondo tiro si rivela comunque per nulla banale e scontato, la difficoltà si mantiene sempre continua per tutta la sua lunghezza. Si giunge in sosta su una stupenda nicchia-caverna, una specie di landre davvero affascinante! Si sta bene lì, la testa si prende una pausa dopo tutto quel dritto. (35m V+)

L3: Il terzo tiro parte attraversando a destra e uscendo dalla nicchia con dei passi completamente nel vuoto, dovendo rimanere chinati ed essendo obbligati ad usare come piede un sasso che sembra avere già abbastanza problemi di suo a vincere la gravità… Usciti dalla nicchia un passaggio atletico è necessario per “riprendere” la parete (VI). Il tiro continua sempre dritto e verticale fino a giungere a un traverso di qualche metro (V+) che porta a uno spigolo estremamente esposto che non si può dire abbondi di buoni piedi.
Si giunge alla sosta (una decina di metri sopra il traverso), un nido d’aquila. Gli zaini sono sempre più distanti ma è pazzesco quanto rispetto ad essi noi ci stiamo spostando solo “su”.
Ti risucchia letteralmente verso l’alto senza respiro. (30m, VI)

L4: Ripartiamo in fretta vista la scomodità della sosta, dopo qualche metro comincia un traverso con due chiodi ravvicinati. Al secondo chiodo Ede decide che il traverso finiva lì e parte verticalmente, puntando succesivamente a una specie di diedro abbastanza aperto di circa 3 metri. Sale lentamente e non mancano le imprecazioni, sembra impossibile la via passi di lì ma ormai scendere è impossibile. La “Variante (Ede) Peronato” continua ancora per una decina di metri superando il diedro e virando a sinistra su una scomoda placca-pancia che permette di passare a una sezione verticale ma decisamente più appigliata per ricongiungersi alla via e arrivare in sosta (20m, 7a+ proposto).
La via continuava invece a sx sul traverso (circa dieci metri) fino a giungere a un spigolo risalendolo verticalmente per poi virare leggermente a destra per giungere in comoda sosta.
Mi limito a dire che durante questo tiro non so se sono volati più friend, sassi, bestemmie, o io.
Raggiungo Ede in sosta. Siamo entrambi completamente sfiniti, abbiamo bisogno assolutamente di una pausa. (45m, V VI).

L5: Sono circa le 19, rimangono solo due ore di luce! Decidiamo di proseguire fino al ballatoio e poi vedere una volta lì se calarci o andare in cima. L’ultimo tiro della via si rivela forse il più bello. Parte su un diedro eccezionale (VI) per arrivare a una sezione più facile (IV+) che porta verso sinistra per uscire nel ballatoio solo dopo aver superato un tratto verticale ma su roccia che si mantiene di ottima qualità (VI); una goduria che ci riempie di gioia e fiducia dopo la bastonata appena subita nel tiro precedente!
Basta uno sguardo e partiamo decisi, c’è margine per arrivare in cima e riuscire a calarsi prima del buio! (45m);

L6, L7: I due tiri sono di circa 40 metri l’uno in comune con la normale, li scaliamo veloci (IV).

Finalmente in cima! Non abbiamo però tempo per rimanere a godercela, il tempo di scrivere sul libro di vetta, scattare le foto di rito e ci caliamo fino al ballatoio (ore 20:00).Una volta preso il lato Nord proseguiamo con le due splendide calate successive. La fama non mente, mano a mano scendendo ci si allontana dalla parete e non si può nascondere il sorriso.
Con l’ultima doppia giungiamo alla base della parete; attaccchiamo la frontale, sono le 21 spaccate: scendiamo dal canale in direzione ovest che inizialmente non promette gran che ma si rivela veloce e meno insidioso del previsto. Riprendiamo gli zaini che fortunatamente non sembrano aver subito danni e torniamo sul sentiero. In breve comincia a piovere, ci affrettiamo a scendere. Sono le dieci e mezza quando ormai al Pordenone vediamo una pila che ci viene incontro…
Ma questa è un’altra storia, ci aspettano un panino e un buon taj “Ai Tigli” a Savorgnano, si deve festeggiare!

Complimenti a Ede che ha tirato per tutta la via senza mollare mai.

Note tecniche

Relazione disponibile anche su quartogrado. Materiale usato: normale alpinistico, fettucce e moschettoni per soste, serie completa di friend, martello e chiodi si possono rivelare utili ma non indispensabili (ribattuti tutti quelli nelle soste ed erano abbastanza a posto). La roccia è complessivamente buona nonostante sia sempre meglio controllare gli appigli. La linea è abbastanza logica e intuibile, via sicuramente bella e di gran soddisfazione!

Eccolo finalmente!
Eccolo finalmente!
Parete Sud
Parete Sud
Bivacco Perugini
Bivacco Perugini
Parete Nord
Parete Nord
Croda Cimoliana
Croda Cimoliana
Spalti di Toro
Spalti di Toro
Inquadratura a N-O
Inquadratura a N-O
Sbam!
Sbam!
Ede ha appena superato lo strapiombo
Ede ha appena superato lo strapiombo
Prima sosta!!
Prima sosta!!
Verticalità
Verticalità
Splendide sorprese in parete...
Splendide sorprese in parete…
Belle facce
Belle facce
La nicchia al termine del secondo tiro, comodissima
La nicchia al termine del secondo tiro, comodissima
La sosta alla fine del terzo tiro. Scomoda.
La sosta alla fine del terzo tiro. Scomoda.
Verso il quarto tiro.
Verso il quarto tiro.
Si parte imboccando il traverso
Si parte imboccando il traverso
La comoda sosta al termine del quarto tiro
La comoda sosta al termine del quarto tiro
Partenza in diedro. Roccia eccezionale in questo ultimo tiro della via
Partenza in diedro. Roccia eccezionale in questo ultimo tiro della via
Sosta tipo
Sosta tipo
Cima!
Cima!
Forcella Montanaia
Forcella Montanaia
Croda Cimoliana, dalla Cima.
Croda Cimoliana, dalla Cima.
L'Oltrepiave...
L’Oltrepiave…
Particolare sugli Spalti di Toro
Particolare sugli Spalti di Toro
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