Cima Orsolina Nord 2800m – Nelle Marmarole più selvagge

Salita, relazione e foto di Francesco Lazari e Claudio Betetto

Premessa

A volte le idee si insinuano come dei tarli nel cervello dell’alpinista e non si schiodano finche non si va a sbatterci il muso contro.

Sulle Cima Orsolina ero stato verso la fine dell’Estate del 2015 e devo dire che l’ambiente mi aveva particolarmente impressionato, marciume generale a parte: in quell’angolo dimenticato di Dolomiti realizzai che era possibile provare un’avventura pura che solo certi angoli remoti delle Dolomiti d’Oltrepiave sanno regalare; si era insinuato in me il desiderio di tornare in Inverno.

Come ha scritto recentemente Saverio d’Eredità nel suo sito (Vedi —> Rampegoni), questi Inverni poco nevosi regalano delle occasioni di cui certi alpinisti vanno ghiotti ed era un peccato non approfittarne durante le vacanze Natalizie così riesco a convincere Laza a seguirmi in Marmarole per andare in esplorazione verso le Cime Orsolina.

Relazione

Partiamo dalla Riserva Orientata di Somadida (1135 m), stretta nella morsa del gelo e prendiamo subito il sentiero per il biv. Musatti (2111 m) che prima corre in piano e poi incrementa bruscamente la pendenza. Le valanghe degli anni passati hanno completamente sconquassato il bosco che in certi punti è un ammasso irregolare di legname.

Più in alto superiamo il tratto attrezzato con cavo e poi stupidamente perdiamo la traccia finendo in un bel  rumego per non farci mancare niente. Come sovente capita, ritroviamo il sentiero 20 minuti più tardi: poco male!!!

Dietro di noi le ultime luci indorano i Cadini di Misurina, il Cristallo, il Piz Popena e il Popera. 

Arriviamo al Musatti giusti al tramonto e spira un bel vento. Alle spalle del bivacco scrutiamo il vallone del Meduce di Fuori che risaliremo la mattina seguente. Qui vi era un ghiacciaio fino ad un po’ di anni fa, uno dei tanti delle Marmarole il quale << si stend(eva) tra c. 2250 e 2750 m; ha 22 c. Caratteristica in esso e(ra) una grande rupe (a m. 2400 c.) che ne devia(va) il corso; inferiormente a tale rupe scarsa inclinazione e assenza di crepacci >> (Berti, Dolomiti Orientali, Vol. I).

La serata passa veloce tra una briscola e la cena. Il vento si calma.

La sveglia è fissata alle 5:15 e alle 6 puntuali partiamo.

La neve inizialmente è bella ghiacciata perché più di 20 giorni fa ci ha piovuto sopra e da quel momento è sempre rimasto freddo ma, entrati nel vallone, calziamo le ciaspe. Si alternano tratti con crosta da vento a tratti dove si affonda (Per informazioni sulla neve —> Categoria dedicata) e gli assestamenti non mancano ma la situazione non preoccupa. Stiamo sulla sx, poi traversiamo e saliamo all’attacco per un canalino sulla dx. L’alba come sempre infuoca le cime e ci sentiamo insignificanti di fronte alla montagna.

Il terreno si fa interessante: neve ripida con roccette. Saliamo slegati puntando leggermente a sx. I ramponi grattano sulla roccia: questo è misto!!! Poi traversiamo a dx su neve fino ad un breve canalino poco accennato che saliamo e scavalchiamo a dx con passo di misto. Continuiamo fino a che il canalino si biforca e imbocchiamo il suo ramo di sx. Laza batte due chiodi e parte. Da qui proseguiremo legati.

  • Neve a max 60° con un passo di misto che impegna sui 70°. Sosta su chiodo piantato;
  • Dritti per un canale più ampio (max 55°) dove nella parte alta grattiamo bene sulla roccia sottostante (oh yeah!!!) fino ad arrivare nei pressi della cresta. Sosta su spuntoncino;
  • Fino in cresta e poi a dx percorrendola su terreno misto sostando su spuntoni;

Seguono tre tiri di corda in cresta e nel pendio a dx sostando su spuntoncini e su protezioni mobili.

Ci siamo così portati sotto alle rocce sommitali della Cima Orsolina Nord (2800 m ca.) e siamo scesi per un canalino per svoltare subito a sx in un caminetto ghiacciato. Sul finire un II grado esposto e marcio ci traghetta sull’instabile cima.

Con piacere, constatiamo che entrambi, dopo i canonici 10 minuti di riposo, iniziamo a provare una certa strizza. L’isolamento si fa sentire, meglio scendere.

Facciamo una doppia su spuntone (cordino lasciato). Poi proseguiamo a ritroso lungo la cresta, slegati. Decidiamo che salire sulla Cima Sud sarebbe un suicidio così facciamo una doppia su spuntone per superare delle roccette e immetterci sul canale principale (cordone lasciato) e disarrampichiamo sul canalino stretto e sulle rocce alla base. Alla fine un’ultima doppia, anch’essa su spuntone, ci riporta alla base.

Giù in bivacco ci prepariamo l’ennesimo thè della giornata e ce lo trangugiamo al lume di candela; poi sbaracchiamo.

Un soffio alla fiammella e giù verso l’oscurità.

Note

Difficoltà della via: 350m/AD+/p.70°/M.

Dislivello complessivo: 700 m dal Musatti, 1700 m da Somadida.

 

 

 

Precedente L'urlo Pietrificato, un sogno che si avvera - Campanile di Val Montanaia, Via Corona Carratù Giordani Successivo Vaji: trittico da Campogrosso

Lascia un commento