Pupo di Lozzo 2371 m – Via dei Ragni + Via Olivo

Il Pupo di Lozzo

Relazione di Francesco Polazzo, foto di Matteo De Piccoli, Giovanni Cappena e Lorenzo Vola

Premessa:
Alcune voci molto autorevoli ci avevano consigliato di salire questa singolare torre che sorge sopra l’incantata spianata del Pian dei Buoi. Cogliamo l’occasione per andare quando il Dep torna in Friuli per la pausa estiva dall’università insieme al suo amico Lorenzo, il quale è venuto appositamente per assaggiare per la prima volta la dolomia e i calcali del nord-est. A noi si unisce anche Giovanni che ormai viaggia sempre più spesso con noi Salvadis.

Racconto:
Parcheggiata l’auto al Pian dei Buoi ci dirigiamo verso il rifugio Ciareido e, poco prima di raggiungerlo, deviamo a sinistra lungo il sentiero CAI 272. Proseguiamo più o meno senza pendenza fino a poco prima di arrivare sotto la perpendicolare di forcella San Pietro. Qui risaliamo a caso i prati puntando alla base del Pupo che raggiungiamo in circa un’ora dalla macchina; solo in discesa ci accorgeremo della traccia marcata che scende alla forcella e si ricongiunge al sentiero 272 poco prima del rifugio ( per chi sale: poco dopo aver imboccato il sentiero 272 su di un masso si trova la scritta “Pupo” che indica l’inizio del sentierino).
Dopo esserci imbragati ed aver sistemato il materiale partiamo: il primo tiro è una facile rampa di III grado che sta sotto un grande tetto e permette di evitarlo andando leggermente a destra, poi si esce a sinistra sopra il tetto e si sosta su due chiodi sotto un diedro giallo (30 metri). Il secondo tiro risale in diedro giallo (IV, un chiodo e roccia non sempre salda) fino a che questo non è chiuso da un altro grande tetto, dove si obliqua a sinistra (IV, chiodo) con passaggi delicati, e si aggira in verticale uno spigoletto oltre il quale si trova la sosta (25 metri). Terzo tiro: si prosegue ora in orizzontale verso destra per una cengetta, quando questa termina si risale la parete lavorata (III) fino ad arrivare su di una comoda cengia sotto degli enormi strapiombi dove si sosta su due spit (30 metri). Il quarto tiro è di spostamento: per facile cengia verso sinistra fino a raggiungere la forcella, in seguito si continua in versante nord lungo la cengia dove si trova un chiodo con cordino. Ora inizia la parte più entusiasmante dell’ascesa, la roccia diventa spettacolare e l’arrampicata esalta ad ogni passaggio. Quinto tiro: si vince il breve strapiombo sopra il chiodo (IV+) e si continua leggermente verso destra (III) fino ad incontrare una sosta su due spit con catena (25 metri). Sesto tiro: salire leggermente e si traversa decisamente a destra (II) fino al termine del terrazzo sul quale ci si trova, a quel punto si scende due metri e si rinviene una sosta su due spit. A questo punto seguono i due tiri più spettacolari ed impegnativi, entrambi molto esposti, ma su roccia da favola: si traversa con decisione in orizzontale l’espostissima parete (IV+, due chiodi) per 12 metri per poi salire verticalmente per tre metri in corrispondenza di un chiodo fino a giungere ad un terrazzino molto esposto e stupendo, quasi un nido d’aquila sopra il Pian dei Buoi. Tiro sostenuto. Il tiro successivo (ottavo) risale la verticale parete di ottima roccia andando inizialmente in verticale leggermente a sinistra verso un chiodo (vicino c’è uno strano chiodo), poi decisamente a sinistra fino al secondo chiodo (altro chiodo strano vicino a quello normale), ci si alza leggermente sempre tendendo a sinistra fino a trovare una marcata fessura che si risale completamente e al termine della quale si sosta comodamente su di un terrazzo (40 metri IV, IV+). Dal terrazzo si prosegue verso destra fino allo spigolo (II+/III), poi si sale in verticale le ultime rocce sotto la cima e si sosta su spit ormai a pochi metri dalla campana di vetta (25-30 metri, attriti).
La discesa avviene con tre corde doppie tutte su ancoraggi spittati: la prima da poco sotto la cima fino alla sosta con spit e catena incontrata in salita alla fine dell’ottavo tiro (25 metri). La seconda porta alla sosta incontrata alla fine del quinto tiro (35 metri). L’ultima deposita direttamente in forcella (25 metri). Dalla forcella, per tracce di sentiero si ritorna alla base della parete e si segue la traccia che riporta al sentiero 272 poco prima del rifugio.

Considerazioni:
Gli ultimi tiri di questa scalata si svolgono su roccia veramente ottima e con un’arrampicata molto bella. La cordata Dep – Lorenzo ha seguito una variante: dopo il traverso sono saliti dritti per la ripida parete seguendo alcuni spit (in questo tratto la roccia risulta difficilmente proteggibile), e sono sbucati così direttamente in cima. Hanno affrontato questo tiro al buio, senza avere la minima idea delle difficoltà che avrebbero incontrato (MAD!). Secondo loro il tiro non supera il 6a.
La salita è decisamente meritevole per la bellissima qualità della roccia che si trova nella seconda parte e per l’ambiente di prim’ordine nel quale questa si svolge. Noi siamo stati un po’ penalizzati dalla nuvolosità che non ci ha permesso di godere appieno del favoloso panorama che questa torre offre. Consigliamo di portare una serie di friends, nuts e cordini; martello e chiodi solo per necessità particolari.

Partenza.
Verso la base del Pupo.
All’uscita del diedro del II tiro.
Pola sul traverso.
Sul traverso
Lorenzo alle prese con il traverso.
Ottavo tiro.
Ottavo tiro.
Variante dopo il traverso: Lorenzo in azione.
Autoscatto in vetta.
seconda doppia
Panorama coperto
Terza doppia
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