La vecchia strada della Val Cellina da Montereale

Testi e foto di Matteo Basso

Introduzione

La costruzione nel 1906 di una strada che seguiva il corso del torrente Cellina nel tratto tra Barcis e Montereale cambiò per sempre la storia dei collegamenti tra le genti della Val Cellina e la pianura pordenonese. Fino a quel momento, unico valico transitabile comunemente era quello de La Crous, sopra Bosplans, ma l’edificazione di una diga che sbarrava il corso d’acqua a valle della confluenza col torrente Molassa (l’attuale “vecchia diga”) rappresentò una grande svolta per il territorio, in particolar modo sotto gli aspetti economici e delle comunicazioni. La strada subì delle rilevanti trasformazioni negli anni ’20, ’30 e infine negli anni ’50, periodo questo in cui venne realizzata la nuova diga presso Ponte Antoi, attualmente in funzione. Nel 1992 la sua viabilità venne definitivamente impedita per la sua sostituzione con l’attuale tratta stradale, che sfrutta una lunga galleria nei meandri del monte Fara.
Questa strada rappresenta una significativa porzione di storia del nostro territorio montano e delle sue popolazioni; dal 1998 è inserita all’interno della neonata Riserva Naturale Regionale della Forra del Cellina. Istituita a tutela del magnifico canyon in cui si trova (il maggiore della regione), la riserva presenta aspetti ambientali e faunistici di grande rilevanza, oltre a quelli antropologici legati appunto alla vecchia via di comunicazione (esposta, coraggiosa, anzi ardita, e perciò affascinante). Curioso il fatto che, nonostante queste delicate caratteristiche da preservare, il bacino di Ravedis (portato a pieno regime da pochi anni), poco più a valle, sommerga parte della forra quando è al pieno della sua capienza.

Avvertenze

La “vecchia strada della Val Cellina” è totalmente impraticabile sia per i veicoli che per le persone; durante l’estate, e in pochi altri giorni dell’anno, vengono organizzate delle visite guidate dall’ingresso della galleria di Ponte Antoi fin nei pressi della vecchia diga. Il sentiero CAI 996, istituito da non molti anni, propone un anello della forra del Cellina molto lungo e interessante, che si sviluppa in entrambi i lati orografici della valle; percorrerlo interamente in giornata è però assolutamente impensabile, sia per i tempi totali eccessivamente lunghi, sia perché la vecchia strada, utile come collegamento in un segmento del percorso, è per l’appunto chiusa (lungo tutto l’anello sono puntuali i cartelli che ne segnalano l’impercorribilità).

Nulla vieta però di giungere nel bel mezzo della strada partendo da Montereale Valcellina, valicando le alture a monte del paese per poi perdere quota giungendo in località Siviledo, nel bel mezzo della forra. E’ un’escursione tranquilla e piacevole, perfetta se, d’inverno, non si ha molta voglia di calpestare neve e al tempo stesso si vuole raggiungere posti immersi nella solitudine più totale (ungulati e rapaci a parte!).

Itinerario

Da Montereale Valcellina, un paio di curve prima della corta galleria che sbocca sul bacino di Ravedis, a monte dell’abitato, si imbocca il sentiero CAI 966 (335m). Si guadagna in breve la dorsale che collega il Monte Spia al monte del Castello. In questo tratto sono numerose le biforcazioni con vari sentieri locali (denominati con la sigla MV + il numero specifico del sentiero, e contraddistinti da segnavia giallo-blu), frutto di un recente e pregevole lavoro di recupero da parte della comunità locale. Ad ogni modo si segue sempre il segnavia CAI che, dopo essere passato accanto al pozzo Cossettini, si manterrà lungamente in falsopiano, inoltrandosi sempre di più nel solco della Val Cellina. Dopo alcuni lievi saliscendi e avendo guadagnato poca quota, si asseconda un impluvio con un’ansa e poco dopo si nota il sentiero MV 09 che si stacca sulla destra, in discesa; utilizzeremo questa traccia per il rientro, mentre per ora si continua a mezzacosta immersi nel bosco, con begli scorci verso i severi pendii del M. Fara, dall’altra parte della valle. Durante tutto il percorso è importante non lasciarsi fuorviare da altri bolli rossi (distinguibili dai segnavia CAI), che indicano molteplici sentieri di esbosco. Dopo aver toccato la quota  massima dell’escursione (appena 660 m) si inizia a calare definitivamente verso il fondo della forra in un ambiente selvaggio e solitario, stando a breve distanza da un rugo sotto l’incombenza delle Crode de Pic, raggiungendo infine la vecchia statale nei pressi della galleria Siviledo. Siamo ora ufficialmente all’interno della Riserva Naturale, mentre possiamo constatare che l’altitudine in cui ci troviamo è pressoché la stessa del punto di partenza in paese. A questo punto, compatibilmente con le condizioni della strada (pericolo serio di caduta massi), è possibile percorrerne un tratto in direzione Barcis (si entra nella galleria suddetta e si prosegue), fino all’obbligatorio stop dato da un cancello chiuso, poco prima della ben visibile vecchia diga. Molto suggestive sia le opere idrauliche, traccia dello sfruttamento umano, sia le naturali stratificazioni rocciose del Fara, oltre che le sfuggenti e vivaci acque del torrente. Si ritorna sui propri passi e si continua a seguire la strada in stato di rovina fin quasi all’imbocco della galleria Nale; un chiaro cartello a destra indica il sentiero MV 09 di cui si è accennato prima. Seguendolo (segnavia giallo-blu abbondanti), si riguadagna la quota persa in precendenza e ci si ricongiunge al sentiero CAI. Da qui non resta che ritornare per il percorso dell’andata, con la possibilità di ampliare l’escursione compiendo il piccolo anello segnalato MV 01, che passa per i ruderi del Castello (risalente al XIII secolo e ottimo punto panoramico) e si chiude verso l’inizio del sentiero CAI presso Montereale.

Le tempistiche variano a seconda di quanto si voglia esplorare la vecchia strada, nonché dalla propria velocità di marcia su terreno prevalentemente in falsopiano; propongo di contare almeno 6 ore nette di cammino. Il dislivello complessivo in salita (calcolando dunque anche la contropendenza al ritorno) non è elevato -circa 650 m-, ma la lunghezza del percorso non va sottovalutata. Escursione effettuata nel febbraio 2015.

Cartografia

Le carte Tabacco 012 e 028 sono entrambe inadeguate perché escludono una parte del percorso; molto più preziosa è la “Carta dei sentieri di Montereale Valcellina” (contenente i sentieri locali, di scala 1:10.000), reperibile solo in loco; informarsi presso Legambiente – Circolo Prealpi Carniche o presso il circolo ARCI “Tina Merlin” di Montereale.

Link utili

http://www.riservaforracellina.it/

http://www.archeocartafvg.it/portfolio/montereale-valcellina-pn-castello-medievale/

 

Montereale Valcellina
Montereale Valcellina

 

La forra del Cellina
La forra del Cellina
Sulla destra si stacca il sentiero da utilizzare al rientro
Sulla destra si stacca il sentiero da utilizzare al rientro
Nel bosco
Nel bosco
La forra in località Siviledo
La vecchia diga
La vecchia diga
Le severe pareti del Fara
Le severe pareti del Fara
Lungo la vecchia strada
Pericolo caduta sassi lungo la vecchia strada
Il sentiero CAI 966
Il sentiero CAI 966
Ultimi raggi di sole sul Raut
Ultimi raggi di sole sul Raut
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