Cima Vezzana 3192m – Canale del Travignolo

Premessa

Capitano quelle volte in cui fin da subito una cosa sembra decisa e tutti gli eventi portano alla sua realizzazione, quasi esistesse un progetto già scritto o un futuro predestinato…

L’idea iniziale era quella di andare da solo ma poi le opportunità si moltiplicano e sembra di riuscire a combinare altro: una via a spit, una camminata…sta di fatto che mi ritrovo al Passo Rolle alle 8 di sera: il richiamo della montagna ha prevalso.

La serata passa in allegria grazie alla compagnia di un risotto in busta e di un sottofondo musicale a base di Pitura Freska. La temperatura finalmente si è decisa a precipitare su valori interessanti e la notte passa bella fresca dentro in auto. E’ ancora buio che sono già in marcia.

Relazione

Dal Passo Rolle (1980m) prendo la strada per Baita Segantini (2170m) dove mi fermo un po’ aspettando che schiarisca per evitare di commettere errori nell’avvicinamento. Alle prime luci prendo il primo sentiero sulla dx e traverso in quota la brughiera congelata, dura come il marmo. Ad un certo punto passo sul ghiaione. Continuo a traversare per poi risalire la morena laterale del Ghiacciaio del Travignolo, ormai ritirato. Mi tengo sulla cresta della morena e la risalgo puntando al canalone più largo.

Entrato nel canale lo seguo puntando ai passaggi migliori e raggiungo il ghiacciaio che si presenta piatto e poco crepacciato all’inizio, poi totalmente dissestato.  A sx si passa più agevolmente anche se uno zig zag fra i crepi lo devo fare.

Da questo punto la pendenza cresce (40°) e si traversa una ventina di metri sopra ad un grosso crepaccio fino a incontrare il vero e proprio Canale del Travignolo.

Inizio a risalirlo ma lo abbandono fin da subito per salire le rocce a sx per evitare il fatidico passaggio del masso incastrato. Queste mi impegnano con misto e tratti di neve “sorbetto” a 70°. Tuttavia sono costretto a tornare indietro al masso incastrato. Tento 3 volte il passaggio in dry ma niente da fare… Incazzatissimo decido che voglio forzare il passaggio. Così tiro fuori i chiodi, scendo 10m e prendo a dx (faccia a monte) una serie di rigole di neve con agganci sulle pietre sottostanti (65°/M) e salgo una ventina di metri ritrovandomi sopra, a dx del masso. Salendo mi accerto della presenza di uno spuntone per calarmi alla base in caso di problemi. Infatti sono nuovamente in trappola perché ritornare nel canale mi è precluso da un salto di almeno 10m troppo difficile da disarrampicare: devo attrezzare una doppia. Il buon santo della montagna mi fornisce, dopo alcuni minuti di ricerca, una provvidenziale clessidrona fra due spuntoni. In breve ho by-passato il masso incastrato.

Per neve a tratti sfondosa (attenzione al buco che si crea dietro al masso) e a tratti compatta, giungo al Passo del Travignolo (2925m). E’ più tardi del previsto (11 30) ed ho sprecato molte energie in tentativi infruttuosi ed estenuanti psicologicamente però Cima Vezzana è ancora possibile, tuttavia bisogna sgambettare. La neve spazzata dal vento mi aiuta e così attraverso il vallone (max 40°) fino alla sella (3030m) dove si innesta la cresta che porta in cima. Dopo aver abbandonato le ciaspe, inutili, seguo la cresta con pendenza mai elevata pensando che la vetta sia appena al di sopra invece raggiunta questa prima sommità devo traversare in un valloncello a dx e risalire un pendio di neve. Nella mia testa penso “è fatta” e invece non è ancora finita, per la seconda volta. Adesso per cresta mantengo la quota e finalmente alle 12 50 raggiungo la cima con una bella stanchezza in corpo. Solo il thermos di thè mi salva, come sempre.

In cima ammiro il panorama anche se tutte le cime delle Dolomiti sono incappucciate di cumuli.

Resto in cima 10 minuti e poi scappo: quella nube torreggiante che si sta gonfiando sopra l’Altopiano incute non poco timore.

La discesa risulta molto veloce lungo il percorso di salita.

Dopo aver attraversato il ghiacciaio, mi guardo indietro e penso alla mia avventura.

Il bello della solitudine è che quando sei alle prese con una salita che ti mette alla prova (e spesso anche nella discesa), dentro di te arde il fuoco; c’è un caos, seppur ordinato, che non ti permette di percepire molto altro al di fuori del tuo respiro e della tua condizione. Il passo è cadenzato, come il rumore delle piccozze che entrano nella neve e il morale alterna momenti di gioia ad altri di smarrimento. Poi, quando ritorni nella “zona sicura”, quando il panorama si apre di fronte a te e vedi il sole, ecco in quel momento realizzi che in realtà la battaglia è stata combattuta nel silenzio più totale di queste cattedrali di ghiaccio e roccia e in un istante intuisci quanto sia relativo il concetto di silenzio.

Tornare alla vita è sempre bello. Due anziani signori mi danno un passaggio dalla Segantini alla macchina. Tutto è tal quale a poche ore prima, la macchina è allo stesso posto e nulla si è modificato neppure all’esterno: solo nell’animo qualcosa è cambiato.

Note 

Difficoltà: 650m/AD+/65°/M/neve 50°. Dislivello complessivo: 1200m

Salita tradizionalmente affrontata a stagione inoltrata con più neve in modo da sciare il canale. Ad Ottobre tuttavia, dopo la prima nevicata, si è rivelata entusiasmante per la maggiore pendenza e per l’ambiente pazzesco del Ghiacciaio del Travignolo con i crepacci ancora scoperti.

Un cordone lasciato ai posteri per la calata come da relazione.

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