Sorapiss 3207m, Croda Marcora 3154m e Fopa de Matia 3155m

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L’anfiteatro del Sorapiss dal versante rivolto verso Forcella Grande. Da sx Croda Marcora, Fopa de Mattia, cima del Sorapiss, Crode di Caccia Grande.
sorapiss inverno
Il massiccio del Sorapiss in veste invernale, visto dal sentiero che porta al Rifugio Città di Carpi. A dx la cima, in centro immagine le Cime di Caccia Grande e poi le Tre sorelle mezze nascoste. Disperso nella neve c’ è il rifugio Vandelli

Foto di Francesco Lazari e Claudio Betetto, relazione di Francesco Lazari.

Premessa

Tutte le volte che vado in montagna con la famiglia mi capita di passare sotto la magnifica parete della Croda Marcora, e tutte le volte mi ritrovavo ad immaginare come fosse stare là in cima, lontano da tutti, alla sommità di una parete così grande. Così, inizia ad insinuarsi l’idea di poterci salire, di poter stare sulla cima di quel Sorapiss sempre sentito ma poco conosciuto. Informandoci io e Claudio capiamo che è alla nostra portata, guardiamo le previsioni e scegliamo il giorno giusto.

In rosso il percorso fino al Sorapiss, in verde fino alla Croda Marcora e in blu fino al Fopa de Matia
In rosso il percorso fino al Sorapiss, in verde fino alla Croda Marcora e in blu fino alla Fopa de Matia

Relazione

16 e 17 agosto 2014, questi i giorni selezionati per la salita. Obbiettivo: salire le tre quote principali: Sorapiss, Croda Marcora e Fopa de Matia. Vogliamo farla in due giorni per poter godere appieno della parte interessante della salita ma anche perché sappiamo che quest’estate il tempo non regala niente a nessuno, ed è meglio essere fuori dai giochi entro pranzo.

Claudio passa a prendermi alle 9, quindi ci dirigiamo verso il parcheggio per il rifugio Scotter: da qua si inizia a camminare, niente seggiovia. Imbocchiamo l’ormai conosciuto C.A.I. 226 e arriviamo non troppo velocemente a Forcella Grande e quindi al bivacco Slataper con il 246, dove posso finalmente scaricare il mio(troppo) pesante zaino. Mangiamo; “facciamo un salto a vedere l’attacco?” e subito seguiamo le tracce sul ghiaione del Fond de Rusecco fino alla parete, cerchiamo un po’ ed individuiamo la cengia che ci permetterà di accedere al piano superiore. C’è ancora parecchia neve a ridosso della roccia e facciamo un giretto esplorativo all’interno del solco formatosi tra parete e neve. Facciamo appena in tempo a tornare ed il cielo si chiude, costringendoci a rintanarci nel piccolo bivacco di latta, pregando che smetta presto.

Probabilmente qualcosa non andava bene nelle nostre preghiere, infatti inizia a nevicare. Almeno con questo tempaccio non arriverà più gente al bivacco, pensiamo, invece una volta finite le precipitazioni arrivano altri 4 ragazzi; qui sorge un problema: nel bivacco ci sono solo 3 reti, ci tocca sistemarci alla meglio, due per terra, Claudio sul tavolo e io e gli ultimi due sulle reti. Un vantaggio è che col freddo che ha fatto la notte siamo riusciti a star caldi essendo in tanti. Sveglia alle 4: solo così potremo sfruttare le ore migliori per la nostra salita. Subito apriamo la porta del bivacco. Fa un freddo cane, ma sopra le nostre teste si apre una stellata magnifica; a questo punto non resta che preparare un the e partire.

Il ghiaione lo facciamo di corsa: è gelato durante la notte e non oppone resistenza alla nostra salita, ma quando arriviamo a toccare la roccia una brutta sorpresa: il vetrato è ovunque! Tempo che venga fuori il sole e la situazione migliora. Partiamo!

Non ci mettiamo molto a trovare il camino, è l’unico accessibile(bolli rossi sbiaditi). Tiriamo fuori l’attrezzatura e attrezziamo una sosta su un grosso spuntone, per fortuna abbiamo i guanti che aiutano non poco. Claudio supera rapidamente i passaggi e, quando arriva ai due chiodi alla sommità, lo seguo. Sul tiro è presente solo un passaggio di III: si deve superare il solito masso incastrato e questa è la parte più difficile tecnicamente, ma la più facile considerando la salita nel complesso; infatti superando il camino si ha accesso all’immenso anfiteatro di roccia formato dalle nostre cime, in cui si dovrebbe prendere un canale e salire dritti fino alla cima principale. Noi invece seguiamo la cengia su cui si sbuca alla fine del camino, sembrandoci la via più logica, ma abbiamo allungato non di poco il nostro itinerario: siamo arrivati fin sotto la Croda Marcora e da li abbiamo preso un’altra cengia che ci ha riportati a destra nell’anfiteatro, dove rintracciamo i bolli rossi della via normale che ci indicano un canale nella parte più alta. Arriviamo quindi ad un forcellino subito sotto il torrione della cima, che risalgo per primo seguendo un canalino e una cengetta esposta. Finalmente eccola! La croce! Conquistiamo la piccola(e ghiacciata) cima con immensa soddisfazione, abbiamo entrambi un sorrisone stampato sulla faccia. Per me poi è una cima ancora più speciale: non ero mai stato su un 3000 e aver salito il Sorapiss per primo mi ha riempito di soddisfazione. Foto con la croce, due righe sul quaderno e contempliamo quell’amplissimo e silenzioso panorama a 360 gradi; a farci compagnia solo il rumore del vento, vento che presto inizierà a raffreddarci un po’ troppo, quindi iniziamo ad incamminarci: mancano ancora due cime!

Scendiamo dal torrione e ripercorriamo il canale; a questo punto sappiamo già dove andare: basta prendere l’ultima cengia che ci ha portati dalla Croda alla vetta principale. Da questa, le vie sono molteplici: ci sono vari canali ghiaiosi che portano alla sella tra le nostre ultime due cime. Optiamo per la Croda come prima cima, quindi risaliamo i grossi sfasciumi a sinistra e arriviamo alla croce; da qui un altro spettacolo magnifico: data la verticalità della parete ovest, affacciandosi dalla cima sembra di volare; 2000 metri più sotto si vedono le macchine e tutte le case, ma a noi non arriva nessun rumore. è come stare in un’altra dimensione in cui esistono solo roccia e neve, il resto sembra appartenere ad un altro mondo.

Rimettiamo la testa sulle spalle e puntiamo alla nostra ultima meta: dal Fopa de Matia ci separano solo la sella e alcune facili roccette di I che percorriamo facilmente fino all’ultima quota; qua niente croce nè libro di vetta, solo un barattolino con dentro un foglio ma senza penna… poco male, scriviamo i nomi con un pezzo di cioccolato. Ora è tempo di concentrarsi sulla discesa: le nuvole stanno iniziando ad addensarsi pure qua e sarebbe meglio evitare di trovarsi nella nebbia. Torniamo al camino per la via di salita e velocemente facciamo una doppia sui due chiodi presenti, quindi in pochi minuti siamo di nuovo coi piedi sulla ghiaia e allo Slataper, dove troviamo una mia vecchia conoscenza: Michele, la guida con cui ho condiviso la mia prima arrampicata in montagna, che ci suggerisce di fare la Torre dei Sabbioni, tanto ha soste a spit e un passaggio di IV-. Con questo pensiero in testa scendiamo e ci fermiamo a fissarla da Forcella Grande…sarebbe proprio bello salirla ma chissà quando ne avremo l’occasione…

Dopo parecchio tempo scendiamo al rifugio S.Marco dove ci attende l’immancabile birra, questa volta decisamente meritata.

Note tecniche

Abbiamo attaccato la parete alle 6, avendo dovuto aspettare per il vetrato e siamo tornati allo Slataper alle 14. Si tenga però conto della deviazione che abbiamo fatto all’inizio e della presenza nevosa, che comunque ci ha rallentati.

La sosta all’inizio del camino è da attrezzare, mentre alla sommità sono presenti due chiodi con cordini e maglia rapida per la calata.

Sulla cengia prima della cima principale sono presenti degli spit per un’eventuale calata, in modo da evitare il canalino precedente. Noi siamo scesi disarrampicando senza problemi(passaggio di II).

Tutta la normale al Sorapiss è segnata con bolli, ma sono piccoli e spesso sono sbiaditi, quindi è necessario prestare attenzione.

Uno stambecco ci aspetta poco sotto al bivacco
Uno stambecco ci aspetta poco sotto al bivacco
Durante il sopralluogo all'attacco
Durante il sopralluogo all’attacco
Un attimo di pausa del maltempo
Un attimo di pausa del maltempo
La Torre dei Sabbioni e la Cima Belprà
La Torre dei Sabbioni in primo piano e dietro e la Cima Belprà
Forcella del bivacco al crepuscolo
Forcella del bivacco al crepuscolo
La mattina risaliamo il ghiaione ghiacciato
La mattina risaliamo il ghiaione ghiacciato
Aspettando che si sciolga il vetrato
Aspettando che si sciolga il vetrato
Claudio lungo il camino di III
Claudio lungo il camino di III
Sbucati sulla cengia, ci dirigiamo verso la Croda Marcora
Sbucati sulla cengia, ci dirigiamo verso la Croda Marcora
Scorciatoie delicate
Scorciatoie delicate
Percorrendo la cengia più alta
Percorrendo la cengia più alta
Nel canale prima del torrione finale
Nel canale prima del torrione finale
Pochi metri prima della cima
Pochi metri prima della cima
In vetta!!!
In vetta!!!
L'Antelao pieno di neve
L’Antelao pieno di neve
In discesa
In discesa
Salendo delle roccette per la sella tra la Croda Marcora e il Fopa de Matia
Salendo delle roccette per la sella tra la Croda Marcora e la Fopa de Matia
Vicino alla Croda Marcora
Vicino alla Croda Marcora
Cima del Sorapiss
Cima del Sorapiss
Sulla Croda Marcora!
Sulla Croda Marcora!
Sul Fopa de Matia firmiamo con la cioccolata
Sulla Fopa de Matia firmiamo con la cioccolata
Le nuvole iniziano a formarsi
Le nuvole iniziano a formarsi, sullo sfondo la Croda Marcora
uno sguardo indietro prima di calarsi nel camino
Uno sguardo indietro prima di calarsi nel camino
Quasi arrivati al bivacco Slataper
Di ritorno allo Slataper
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