Sella Cjampon in una mattina di Febbraio

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Gli stavoli di Sella Cjampon con il Verzegnis sullo sfondo

Capita di voler visitare luoghi abbandonati o che paiono tali. Ho capito che in tanti ne siamo attratti. Quando sono sceso per la prima volta da Sella Chianzutan e ho visto la stradina che porta a Sella Cjampon, chiusa per l’ inverno, ho deciso che l’ avrei percorsa: mi ispirava un non so che di selvaggio e primitivo unito ad una tranquillità di cui sentivo la necessità.

Così deve ancora sorgere il sole quando parto da Udine e mi dirigo verso la zona collinare dietro San Daniele del Friuli. Salgo ad Anduins ed entro in Val d’ Arzino. Sono per me zone pseudo-sconosciute ed è già entusiasmante attraversarle in auto. Superato il paesino di San Francesco, la strada sale con vari tornanti; dopo due piccole gallerie trovo il bivio per Sella Cjampon sulla sinistra. Lascio il mezzo lì sullo slargo e mi incammino bene intabarrato perché fa ancora freddino, anche se so che durante la giornata scalderà per bene.  La strada è piena di sassi che cadono dalla parete a lato, è stretta, capisco perché la tengano chiusa durante la stagione invernale.

Dopo poco mi accorgo della presenza di una seconda carrareccia che si sviluppa sul versante opposto della Val d’Arzino, più bassa di poco meno di un centinaio di metri: evidentemente è la strada vecchia, che già decido che farò in discesa. Nel silenzio che solo questi luoghi sperduti sanno regalare, mi avvicino pian piano a Sella Cjampon. Do uno sguardo alla Tabacco: la dorsale boscata che si sviluppa davanti a me, sulla destra orografica dell’ Arzino è il proseguo della Cuesta Spioleit, modesta elevazione in quanto ad  altitudine ma impervia per l’ isolamento. Mi accorgo che sarebbe interessante una lunga cavalcata partendo dal Valcalda, passando per la suddetta Cuesta e discendendo, sempre per cresta in Val d’ Arzino fra Pozzis e San Francesco. Idee che balenano. Come dice qualcuno di mia conoscenza, le giornate dovrebbero avere 36 ore e gli anni il doppio dei giorni ma, si fa quel che si può e oggi voglio godermi Sella Cjampon quindi riprendo la passeggiata e in breve sono arrivato. La valle è ora posizionata in direzione N-S.  Sono ad un trivio: a destra si sale lungo il versante O innevato del Verzegnis e si arriva fino in casera Val, a sinistra si può salire in casera Plan Vidal e poi sul Valcalda. Io tuttavia decido di proseguire diritto attraversando la Sella.

Non bisogna immaginarsi un vero e proprio passo di montagna in cui la strada arriva ripida e poi altrettanto ripidamente scende, vuoi perché in effetti siamo a malapena ad 800m, ma soprattutto perché la Sella si sviluppa per circa 2km in terreno pressochè piano. Un ameno torrente scorre nel mezzo nella prima parte e tutto il territorio è costellato di antichi stavoli e vari edifici. In posizione centrale sorge una piccola chiesetta, non un’ anima viva, peccato, neppure un comignolo fumante.

Il sole inizia a scaldare e la poca neve presente comincia a mollare. Proseguo per la stradina con staccionata a sinistra e muretto a secco a destra con tanto di ingente accumulo da vento della settimana precedente.  Decido di fermarmi a poltrire sul prato di qualche stavolo. Un pranzo frugale nel silenzio è quello che mi ci vuole, quando, come attirato da non so quale istinto,  alzo lo sguardo al Verzegnis. Consulto nuovamente la carta. Anche qui sembra esserci una bella cresta, ce l’ ho già in mente… A malincuore dopo la pacchia devo tornare indietro, degli amici mi aspettano la sera a casa. Dopo una capatina al Fontanon, dove non trovo assolutamente nulla ( forse non era in Fontanon) ma, rinvengo strane scritte sui sassi ( pareva una M di Madin…), decido di scendere per la strada bassa. Questa è nella neve ma poco importa, anzi è bello camminarci. Passo per le fantastiche cascate dell’ Arzino scoprendo che vogliono farvi una centrale idroelettrica, idea malvista essendo il torrente ancora l’ unico corso d’ acqua di un certo calibro, in Friuli, a non avere sbarramenti artificiali lungo il suo percorso.

Un po’ più lungamente del previsto e con un guado degno del miglior equilibrista mi fermo a Pozzis per una sosta. Qui scopro che vive un cittadino sicuramente originario dell’ oltralpe che mi chiede dove fossi andato, evidentemente non è normale vedere escursionisti da quelle parti. Gli rispondo che sono stato a Sella Cjampon. Lui replica dicendo che ho avuto coraggio perché è pericoloso…ma  se questo è pericolo allora non esco neppure di casa ma, sorvoliamo.Semmai sarei curioso di sapere io cosa ci faccia lui in un paese che conterà si e no 10 anime, credo l’ abitato più isolato di tutta la zona.  Salgo alla macchina e con qualche digressione di qua e di là ritorno verso la piatta pianura pensando che ogni tanto una giornata così ci vuole, soprattutto per buttare l’ occhio in giro e ideare progetti futuri.

Claudio

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Alba in pianura
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L’ alta Val d’ Arzino con la Cuesta Spioleit
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La stretta strada con sullo sfondo la Cuesta Spioleit
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L’ Erica Carnea, sempre bellissima
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Come sulla strada della Valcellina anche qui ci sono dei tetti poco rassicuranti
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La Luna sopra la Cuesta Spioleit
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Arrivo in Sella Cjampon
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L’ amena strada che attraversa Sela Cjampon
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Stavoli
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Una visione dell’ intera Sella
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Le cascate del torrente Arzino
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Guado dell’ Arzino presso Pozzis



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