La salita perfetta: Antelao (3264 m), Canale Menini-Arnaldi

Salita del 30/10/2016

Salita e foto di Francesco Lazari e Claudio Betetto, relazione di Francesco Lazari.

Premessa:

Era più di due anni che volevo salire sull’Antelao, tra l’inesperienza dei primi tempi e la frana del 2014 però non avevo ancora avuto l’occasione di salirci.

Lo scopo principale di questa micro-trasferta a San Vito di Cadore era l’apertura dello “spigolo Salvadis” a Punta Tajola, ma volevamo cercare anche un’ altra salita per rendere più produttivo il tutto, Claudio propone il canale Menini con variante Arnaldi all’Antelao… mah, a fine ottobre? ci sarà a malapena qualche centimetro di neve a nord… il mio socio insiste, fidiamoci dai che di solito ci azzecca abbastanza. Stranamente non sono per nulla preso dall’idea di salire in cima al Re fino ad un paio di giorni prima della partenza, quando inizio a realizzare che per lo meno toccheremo il ghiacciaio inferiore e le rocce della seconda cima più alta delle Dolomiti.

La salita:

Saliamo in macchina sul tardi, tanto -pensiamo- si arriva allo Scotter in macchina… se non fosse per il piccolo dettaglio che la strada è ancora chiusa per i lavori di sistemazione idraulica nella zona delle piste. Ci tocca risalire le odiatissime sovracitate a piedi fino allo Scotter, per l’ennesima volta, non aiutato dal fatto che mi sono portato due zaini (mi sto chiedendo tuttora il perchè di questa scelta masochista). Appena incrociamo il sentiero che porta al san Marco abbandoniamo i pesi extra e procediamo spediti verso il Galassi, dove passiamo la serata in compagnia di altri ragazzi del Cai Mestre che ci mettono in guardia riguardo alle condizioni della neve, pessime a dir poco. Prima di coricarci riusciamo appena ad intuire la linea che dovremo salire il giorno seguente con l’aiuto della luce lunare. La notte non è una delle migliori, dormiamo entrambi poco in preda ai mille dubbi che dovremo affrontare il giorno seguente.

Suona la sveglia, ci facciamo un tè e in pochi minuti siamo già per strada, arriviamo veloci nella conca del ghiacciaio inferiore, la poca neve che c’è è ghiacciata, buon segno!

Man mano che saliamo si inizia a vedere di più: ci sono un paio di punti che paiono in dry completo… non sono troppo convinto della buona riuscita della cosa ma andiamo avanti, abbiamo tutto il necessario per forzare i passaggi o per un’eventuale ritirata.

Iniziamo a muoverci nel cuore del ghiacciaio, dovendo muoverci tra creste di ghiaccio e crepacci l’ambiente inizia a farsi sentire, per fortuna c’è poca neve e si vedono tutte le asperità del ghiaccio.

Siamo già sul pendio che prelude al canale! L’emozione e la pressione iniziano a farsi sentire… riusciremo a passare i tratti in dry? Come sarà sopra? Più o meno velocemente arriviamo su terreno ripido, dove dobbiamo già confrontarci con un seracco verticale, senza viti meglio non rischiarla troppo, tagliamo quindi a sinistra dove si riesce a salire su una breve colatina a 55-60°, primo test per le picche da alpinismo: passato (già, non ero ancora dotato di picche “adatte”). Mentre proseguiamo nella prima parte del canale iniziamo a farci un’idea di quello che ci aspetta… si sta avvicinando la parte in roccia…no aspetta, c’è ghiaccio!!! Ci esaltiamo subito, voliamo alla base e Claudio si prepara a partire… avere un paio di viti sarebbe più igienico ma se si fida ad aprire va bene lo stesso. Dopo un po’ di esitazione su un traverso a 85° riesce ad uscire, il primo punto critico è passato!

Ora è il mio turno, speriamo bene… con ste picche non sarà il massimo… in qualche modo comunque riesco a passare, non senza una buona dose di adrenalina e ricominciamo a salire. Il canale continua a stringersi e allargarsi senza mai andare sotto i 50°, l’ambiente è a dir poco maestoso e isolatissimo, siamo io, Claudio e l’Antelao che ci guarda silenzioso lasciandoci salire lungo il suo canale. La neve è a dir poco perfetta, non si affonda mai di un centimetro, per poter riposare i poveri polpacci bisogna mettersi a gradinare, che robe. Per fortuna che la neve doveva essere simil-fresca e profonda solo qualche centimetro. Ogni metro è una goduria, in quell’ambiente così isolato che avevo sognato per anni mi sentivo come un bambino a natale.

Si sta avvicinando il secondo salto e già ci gasiamo all’idea di spiccozzare altro ghiaccio; questa volta le difficoltà sono più contenute e il ghiaccio è bagnato, rendendo più piacevole la scalata per un novizio come me, non ancora abituato a stare appeso a due pezzi di ferro piantati nel ghiaccio.

Superato questo ultimo salto inizia la parte più dura per me: la pendenza infatti diminuisce in corrispondenza della confluenza con il canale Menini. Non so per quale motivo, ma quando la pendenza si mantiene intorno ai 40° inizio a fare una fatica boia e mi tocca fermarmi ogni quattro o cinque passi, così facendo la distanza tra me e il mio socio aumenta e mi trovo presto da solo in mezzo al canale; in quel lasso di tempo mi sento davvero in sintonia con l’ambiente che mi circonda, è fantastico trovarsi finalmente in mezzo al dedalo di creste e canali che circondano la cima dell’Antelao e punta Menini, è uno dei pochi ambienti in Dolomiti che riesce a farmi sentire davvero lontano da tutto e in alta quota. Una sensazione simile la proverò solo scendendo dalla cima del Cristallo, un mese e mezzo dopo.

Tra un pensiero e l’altro riesco ad arrancare fino all’uscita del canale, uscendo finalmente al sole! non da di sicuro fastidio dopo ore passate in mezzo alla neve e con un guanto leggero, avendo perso uno di quelli pesanti prima del primo salto in ghiaccio (vedi video); fatto sta che dopo esserci rifocillati un attimo ripartiamo, ora dovrebbe arrivare la parte più interessante!

Traversiamo a sinistra(faccia a monte) fino ad incrociare un canale invitante, lo risaliamo di corsa ma salendo si stringe sempre di più fino ad essere interrotto da un masso incastrato (che strano, non succede mai). Aggirarlo sarebbe troppo un casino, le pareti a fianco sono troppo verticali e compatte, notiamo però che tra il masso e il fondo del canale c’è un piccolo buco, con sul fondo un bello strato di ghiaccio, che permette di superare l’ostacolo. Con lo zaino non si passa, quindi sale prima Claudio passandoci giusto giusto, gli passo gli zaini e salgo io, che robe! Quando mai ricapiterà un passaggio come questo?

Proseguiamo fino alla fine del canalino e ci buttiamo su una paretina facile che ci porta in cresta, ci siamo quasi!! prima di cantare vittoria però bisogna superare un ultimo ostacolo: la cresta si assottiglia e costringe a un passo in aderenza in completa esposizione, con i ramponi ovviamente il tutto diventa una goduria. Vista la notevole esposizione decidiamo che legarsi potrebbe essere una buona idea. Questa volta visto che non ci sono colate di mezzo tocca a me andare da primo, il tratto di cresta è veramente entusiasmante e l’esposizione aggiunge del pepe al tutto…chissà com’è con tanta neve, già così non da troppa sicurezza…

Pianto un chiodo a prova di bomba e recupero Claudio che subito riparte fino a sbucare sul tratto terminale della cresta. E’ fatta!!! siamo in cima all’Antelao!! l’emozione è indescrivibile, sembra davvero di essere sul tetto del mondo, passiamo un’oretta a riconoscere tutte le cime che si vedono e a rifocillarci ma purtroppo l’ora ci impone di iniziare la discesa, quindi ci avviamo verso i temuti lastroni che, dopo la frana, non godono di una buona reputazione. Smontati dal castelletto sommitale capiamo subito che la discesa sarà veloce, la neve infatti è ancora dura ma lascia affondare i talloni quanto basta per volare!

In fretta capiamo che la situazione dei lastroni non è affatto drammatica come si dice, si parlava di massi grandi come case in equilibrio più che precario ma in realtà si trova solo detrito medio, normale dopo una frana di quest’entità. Ovviamente d’estate in caso di sovraffollamento la situazione può non essere piacevole, ma in spalti di toro la situazione è sicuramente peggiore a livello di instabilità generale.

In un’ora arriviamo alle famigerate cenge della Bala, dove puntualmente ci incasiniamo sbagliando cengia e perdendo tempo, ma alla fine riusciamo ad arrivare a forcella Piccola in tempo per goderci uno spettacolare tramonto e un po’di meritato riposo.

Specifiche salita:

Difficoltà: D+, max 85° su ghiaccio

Dislivello: 1250m dal Galassi, 650m solo canale e parte finale

Tempistiche: siamo partiti dal Galassi alle 5.15, arrivati in cima alle 13; un po’ per”colpa” del ghiaccio, un po’ per la poca dimestichezza con la neve del sottoscritto. per scendere abbiamo impiegato due ore dalla cima a forcella Piccola, grazie alle condizioni ottimali della neve.

Complessivamente siamo riusciti a cogliere una finestra di un giorno per le condizioni: lo zero termico è precipitato le due notti prima della nostra salita consentendo di avere neve marmorea, già dal giorno dopo invece le temperature si sono alzate, probabilmente con un peggioramento della condizione della neve, specialmente in alto.

 

 

Precedente Vaji: trittico da Campogrosso Successivo Specchio di Biancaneve – Sappada

Lascia un commento