Dente del Gigante – Via Normale

Il Dente del Gigante è una cima situata nel massiccio del Monte Bianco. Il nome di questa cima viene direttamente dalle leggende popolari del luogo: si narra che il gigante Gargantua, discendente di una stirpe di colossi, decise di distribuire il suo corpo in diversi luoghi del mondo. Un dente fu lasciato nelle Alpi, incastonato nel massiccio del Monte Bianco, un “amuleto” naturale che protegge gli abitanti del luogo dagli spiriti cattivi, di cui anticamente si credevano infestate le montagne.
Fu A. F. Mummery (Dover, 1856 – Nanga Parbat, 1895) uno dei protagonisti delle conquista di questa splendida cima: amava il confronto leale e diretto con la montagna, fu nemico dei mezzi artificiali e, giunto alla base della famosa placca Burgener sul Dente del Gigante, lasciò un biglietto sul quale aveva scritto quella
che in seguito sarebbe diventata una delle frasi più celebri della storia dell’alpinismo: «Assolutamente impossibile con mezzi leali (“by fair means”)». Ironico pensare come oggi il Dente sia ben protetto da canaponi, spit e fittoni di vario tipo, accorgimenti che rendono la vetta decisamente più accessibile.
Gian Piero Motti nella sua Storia dell’alpinismo (1977), scrive: « […] dopo che l’alpinismo himalayano ha concluso tutto il suo periodo di conquista, ricorrendo ad ogni mezzo tecnologico lecito ed illecito per vincere, ricorrendo a colossali impieghi di uomini e di capitali, si riscopre il valore dell’esempio di Mummery» che, piccolo e smarrito, «ci piace immaginarlo ai piedi della grande parete lucente, forte solo del suo coraggio e della sua intelligenza, sovrastato dalla grandezza, ma non domato e soggiogato. Ma sia ben chiaro: non vi è nulla di eroico nel suo gesto. Forse, riprendendo un passo di un grande poeta, alcuni più di altri sentono in sé che non si è fatti “per vivere come bruti”».

Il Dente del Gigante
Il Dente del Gigante

L’idea di andare nel Monte Bianco (prima della proposta di Massimo di andare al Dente era più un sogno che un’idea) è un pensiero che prima o poi si insinua nella mente di qualsiasi alpinista o amante della montagna: attraversare i ghiacciai più alti in Europa e osservare le montagne che li circondano è uno spettacolo unico
che va vissuto.
Venerdì 10 luglio partiamo alla volta di Fenis, cittadina valdostana sede dell’omonimo castello, ospiti di amici. Raggiungiamo il paese la sera, e dopo un’ottima cena passiamo una serata in splendida compagnia e con un discreto tasso alcoolico. La mattina giungiamo al parcheggio della nuova funivia di Courmayeur alle 6.25. Ci sistemiamo al volo gli zaini e prendiamo la seconda (6.40) arrivando a Punta Helbronner (3462 m) in meno di venti minuti. Arriviamo in breve al rifugio Torino e quindi all’attacco del ghiacciaio, dove calziamo i ramponi e ci mettiamo in conserva con una mezza corda. Il tempo non è dei migliori: le nuvole occludono completamente la visuale e nascondono le cime tutt’attorno, confondendosi coi bordi del ghiacciaio.
Dopo pochi minuti notiamo spuntare il nostro obiettivo dalle nuvole e ci fermiamo a osservarlo: un monolite granitico verticale che svetta, sospeso, nelle nubi che a tratti si confondono con la mitica gengiva. Contemporaneamente si apre il paesaggio anche verso il Bianco e lo spettacolo è immenso, ci si sente in un ambiente allo stesso tempo terribile e meraviglioso.
Il ghiacciaio è in ottime condizioni e per nulla crepacciato. Lasciato sulla destra l’Aiguilles Merbrées (3536 m) dopo una depressione si pendenza fino ad arrivare alla base della parete su cui si erge il Dente. Qui si attacca il canale (40-50° a seconda dell’innevamento) che si supera in fretta essendo già le tracce nel ghiaccio ben consolidate. Si giunge al primo grosso gendarme, ben visibile anche da valle, e si attacca la pietraia. Qui noi abbiamo tenuto ramponi e corda per procedere in conserva, ma col senno di poi sarebbe stato meglio procedere slegati, per guadagnare in termini di tempo. I ramponi si sono invece rivelati necessari in diversi punti dove si incontrano lingue ghiacciate e a volte del verglass. Il terreno è infido e non molto agevole, I e II, per superare dei massi o paretine. La difficoltà maggiore più che la progressione risulta quella di non perdere la via, intuitiva ma mai scontata, ogni tanto qualche ometto. Al secondo grosso gendarme cercare di tenersi a destra il più possibile, passando a sinistra si guadagna tempo ma si trovano traversi su vetrato non così simpatici…
Ad ogni modo salendo in breve si giunge alla famosa “Gengiva” (2h 30′), un po’ grazie agli ometti e un po’ a fiuto, dove il Dente si erge, massiccio. Ci portiamo all’attacco che si raggiunge oltrepassando la grande conca di neve e lasciandosi a destra la parete Sud da cui ci si calerà in doppia.
Non senza difficoltà superiamo il primo tiro (IV, 15m, numerosi spit, sosta a fittone) che aggira la parete all’attacco e si porta a Nord, superando un diedro appoggiato che conviene affrontare direttamente; ben protetto a spit ma per nulla banale: la roccia è stupenda, il granito eccezionale, ma essendo ora quasi in versante Nord il vento è sferzante e molto freddo: le scarpette rimangono sullo zaino!!
Sul secondo tiro le difficoltà diminuiscono (III, 30m, un cordino, sosta a fittone): si traversa leggermente sulla sinistra e poi si risale direttamente la parete verticale. Il tiro è  quasi del tutto da proteggere ma ci sono numerosi spuntoni e la roccia oltre ad essere stupenda è molto ben appigliata. Bel passo in uscita per raggiungere la sosta.
Da qui cominciano le cosiddette placche Burgener, e si intuisce cosa deve aver provato Mummery raggiunto questo punto; sempre legati si affronta la placca appoggiata con il supporto del canapone che facilita la faccenda. Le difficoltà in assenza di canapone si aggirano sul IV grado inizialmente e successivamente fino al V anche se sono presenti numerosi tratti sul III che si possono superare in facile arrampicata. Qui ogni 6-8 metri sono presenti dei fittoni su cui è possibile assicurarsi ed eventualmente sostare: è meglio fare meno tiri possibile per velocizzare la salita, potendo potenzialmente sostare ad ogni fittone. Si giunge quasi in sommità del Dente e al (nostro) sesto tiro i canaponi terminano e si prosegue direttamente sul filo di cresta (non prendere a sinistra anche se più  facile). Raggiunta Punta Sella (4009 m) si scende di qualche metro per poi arrivare in traverso esposto alla base della cima principale, dove è presente un fittone (conviene sostare alla prima cima e proseguire “slegati” fino al fittone, o assicurando dall’alto), da cui prima per canapone e poi con brevi passaggi (III) si giunge in vetta (Punta Graham, 4015m, 5h 30′).
Per scendere in doppia è più facile e veloce scendere dalla parete sud: si utilizza la sosta attrezzata tra le due cime, rivolta a Sud. Da qui con 3 calate (noi ne abbiamo fatte due da 30 e una da 50, ma non è l’unica possibilità: scendendo si trovano numerose soste o comunque maglie rapide della via Burgasser, 6c) si giunge al nevaio. In discesa nella pietraia non è stato necessario utilizzare i ramponi.
Attenzione alla crepacciata terminale al termine del canale che collega al ghiacciaio.

Note tecniche
La salita è stata percorsa in 9 ore e mezza senza pause, siamo giunti al rifugio Torino alle 16.50. La prima funivia è alle 6.30 e l’ultima alle 17 (costo 45 euro circa). Assolutamente consigliato il caschetto, nel tratto di pietraia è molto facile scaricare sassi, viste anche le numerose cordate che si contendono la cima (noi di sabato ne abbiamo incontrate altre 3).
La via normale a Nord è fortemente esposta al vento, meglio che lo zero termico superi i 4000m. Le tre doppie portano direttamente alla base della parete sul nevaio. Sono presenti numerose soste e fittoni o maglie
su cui poter attrezzare le calate.

Utiliazzata normale dotazione alpinistica, 6-8 rinvii. Friends e nuts poco utili, meglio fettucce e/o cordini, a meno che non si voglia evitare l’uso dei canaponi scalando le placche in libera. Consigliabile portarsi le scarpette da arrampicata.

 

Ascensione di Massimo d’Elia e Matteo De Piccoli dell’11-12 luglio 2015.

Relazione e foto di Matteo De Piccoli.

Rifugio Torino
Rifugio Torino
Appena giunti al ghiacciaio
Appena giunti al ghiacciaio
Appena partiti, finalmente le nuvole si aprono e scorgiamo la meta
Appena partiti, finalmente le nuvole si aprono e scorgiamo la meta
Verso il Dente
Verso il Dente
Il canale prima del gendarme
Il canale prima del gendarme
Sempre sul canale
Sempre sul canale
Sulla pietraia
Sulla pietraia
Sulla pietraia, sotto il ghiacciaio del Gigante
Sulla pietraia, sotto il ghiacciaio del Gigante
L'attacco della parete Sud
L’attacco della parete Sud
La parete Sud del Dente del Gigante, arrivati alla gengiva. L''attacco a sx
La parete Sud del Dente del Gigante, arrivati alla gengiva. L”attacco a sx
Il secondo tiro
Il secondo tiro
Il Grand Capucin
Il Grand Capucin
Il Monte Bianco
Il Monte Bianco
Le placche Burgener
Le placche Burgener
In parete sulle placche di Burgener
In parete sulle placche di Burgener
In punta Graham. Dietro Punta Sella e il Bianco
In punta Graham. Dietro Punta Sella e il Bianco
In vetta!!
In vetta!!
L'incredibile muraglia delle Grandes Jorasses
L’incredibile muraglia delle Grandes Jorasses
Doppie sulla Sud
Doppie sulla Sud
Il Dente dal Rifugio Torino
Il Dente dal Rifugio Torino
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