Cuesta Spioleit e Teglara: una vittoria contro il tempo

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La Cuesta Spioleit all’ ultimo sole vista da Casera Teglara

“Svuotati delle forze…Questa forse è la vera, grande avventura”                                                                                  Vittorino Mason

Relazione e foto di Claudio Betetto e Francesco Lazari

Ce li ho ancora in testa il crepitio del fuoco e gli schiocchi della legna; l’ attimo in cui il sonno prendeva il sopravvento  su di noi, consapevoli che poco avremmo dormito ed anche il momento di uscire fuori dal sacco a pelo, al buio, perché le braci si erano spente. Se dovessi trovare un elemento unificante quei due giorni, bene, questo sarebbe il tempo e non  intendo quello atmosferico ma, quello dell’ orologio, ricomparso più volte, influenzando le nostre scelte… ma andiamo con ordine.

Sono le 12 in punto quando passo a prendere Francesco;  abbiamo i tempi calcolati al minuto e voliamo in direzione Val d’ Arzino, posizionando l’ auto al bivio che da sopra Pozzis porta a sella Cjampon (800m ca.). Il clima che ci accompagna nella prima metà della salita è tardo primaverile ed è un piacere percorrere sia la rotabile fino alla sella che lo sterrato poi.

Abbiamo deciso di “ingrebanarci” tenendoci a quote modeste perché il nostro progetto iniziale, ovvero salire il Pramaggiore, è divenuto impraticabile causa una nevicatona di fine stagione.  Siamo così in cammino verso casera Teglara ( 1573m) con l’ idea di percorrere l’ intera Cuesta Spioleit(1687m) . Percorriamo la strada sterrata fino al bivio per casera Plan Vidal dove teniamo la sinistra. Proseguiamo finchè, poco prima di una grossa radura, sulla quale sorge Malga Vallon, troviamo la neve. Questa è marcia e molto faticosa. Mi guardo attorno e le valanghe tra ieri e oggi sono state moltissime, una di piccole dimensioni ha anche invaso in due punti il sentiero che nel frattempo è tornato a essere strada, il quale aggira il costone che scende dal Monte Teglara(1886m) . Saliamo finchè entriamo nella valle dov’ è situata la nostra casera: a sinistra la Cuesta Spioleit ci attrae e cominciamo già a fantasticare sui vari passaggi che ci aspettano. Quando il sentiero esce dal bosco, la casera poco dopo sbuca fra la neve.  C’ è ancora luce, siamo stati bravi, considerata anche la sosta nel bosco per raccogliere legna fina per accendere il fuoco, la quale non si è poi rivelata vana.

La casera è molto spartana ed è munita di un focolare che accendiamo subito. Mentre Francesco prepara la cena, esco a vedere una possibile via di salita sul monte Teglara, elevazione posta alle spalle della casera. Mi sento una nullità di fronte al tramonto sui lontani Canin e Montasio, poi rientro e ceniamo. Il fuoco va alla grande e ci tiene compagnia, è un amico fidato e la serata trascorre tra un sorso e qualche chiacchierata inframezzata da un silenzio nel quale pare quasi di sentire gli echi di un tempo andato: sarà il vento che risalendo la valle fa strani rumori per poi perdersi negli infiniti campi di neve, oppure è solo suggestione.

Qualche problema con la sveglia ce lo abbiamo poiché l’ orologio va spostato un’ ora in avanti, non fosse che i telefoni fanno i capricci e non sentiamo la sveglia dell’ orologio. Mi sveglio ugualmente e riusciamo ad uscire che ancora è buio pesto per scalare il monte Teglara: la neve è una crosta perfetta.

Risaliamo il pendio antistante la casera e pieghiamo a destra del profondo solco che scende dalla montagna mantenendoci sui punti con meno neve. Con due traversate durante la breve salita ci portiamo in quota ed evitiamo di sbucare in cresta a causa di un bel cornicione da vento ma arriviamo direttamente in cima. Una volta su, poche sono le parole, non sappiamo neanche noi cosa pensare: tutto quel che so è che provo una sensazione di solitudine e lontananza; si vedono a distanza le luci della pianura…scendiamo velocemente e siamo in casera che appare la prima luce. La colazione è veloce e ripartiamo subito alla volta della cresta che tanto bramiamo, il vero progetto della giornata: la Cuesta Spioleit.

Attraversiamo gli infiniti prati di neve e ci portiamo in versante nord fino a raggiungere la cima della Sciara Grande(1686m). Questa non oppone difficoltà di nessun genere e presenta pure una croce metallica: da qui parte la Cuesta Spioleit. Poco dopo ci sorprende l’ alba sulla catena del Raut e sul Dosaip; sappiamo che dobbiamo fare in fretta se non vogliamo che la neve molli troppo quando saremo in discesa.

La cresta procede presentando un solo passaggio che può essere considerato di I grado dove sperimentiamo il misto su roccia ed erba. Un altro passo si presenta scabroso per via della neve che non tiene e scivola sull’ erba, il terreno sotto ai piedi non è per niente solido!! Proseguiamo in conserva accecati da un sole nascente e in poco tempo siamo già nella fase discendente della cresta. Qui mi ricordo della relazione che avevo letto e del corridoio che scende fino alla faggeta ed effettivamente ci siamo sopra, lo imbocchiamo e pieghiamo in Forchia Bassa(1335m) .  Qui il sole va e viene e tira un’ arietta più che fresca, morale della favola: è più il freddo che prendiamo del piacere della sosta. Guardando la carta penso ad una possibile prosecuzione del camminamento in cresta passando per la Forchia Strapoleit ed il monte Drea per poi arrivare alla Cresta de Las Tavuelas, ma non da effettuarsi questa volta. Coincidenza del caso ha voluto che poche settimane dopo, Matthew abbia compiuto parzialmente questa traversata, provenendo tuttavia dal Monte Agarial e scendendo allo stavolo Busa di Drea ma, torniamo a noi.

Riprendiamo la discesa nella neve che ha mollato del tutto, salvo rari punti e ci dirigiamo verso il sentiero segnato CAI. Qui è presente solo una traccia segnata tuttavia con molti bolli. Vuoi per la stanchezza, vuoi per la regola del non si sa mai che ti fa percorrere il sentiero che ispira più fiducia, nei pressi dei ruderi di casera Cueston (1141m), che peraltro troviamo, ci teniamo alti e manchiamo la scorciatoia per scendere direttamente a valle. Così allunghiamo e la discesa non finisce più. Alterniamo neve a tratti erbosi e pietraia sempre seguendo i bolli. Passiamo sotto un antro in mezzo alla faggeta e nell’ ultimo tratto siamo parecchio provati: avanziamo muti consapevoli di aver vinto la corsa contro il tempo ma non più tanto certi di cosa esso sia. Infine sbuchiamo poco distanti dalla grande radura incontrata in salita. Da lì la discesa non ha più storia, salvo una pausa pranzo meritata a Sella Cjampon dove Francesco tira fuori addirittura il sacco a pelo per sonnecchiare un po’ aiutato dal fluire della corrente del torrente Arzino che nasce proprio qui.

Note:  itinerario che, se fatto in stagione estiva, sicuramente presenta minori insidie. Da non sottovalutare comunque tutta la cresta che presenta due passaggi esposti e neppure la discesa dalla Forchia bassa che, se fatta con neve molla e perdendo la traccia più breve come noi, risulta essere molto faticosa.

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Copiosa acqua di scioglimento nivale, sulla strada che conduce a sella Cjampon
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Salendo in casera
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Salendo in casera
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In prossimità della radura dove sorge malga Vallon. Qui scartiamo a sinistra seguendo il sentiero Ursula Nagel
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Poco prima dei prati della casera
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Casera Teglara con l’ omonimo monte sullo sfondo
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Tramonto su Piombada in primo piano, dietro a sinistra il gruppo del Montasio, a destra il Canin
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Nelle lunghe serate in casera, il fuoco è un amico
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Poche stelle… si vede bene la cresta del Sciara di fronte a noi
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Salendo al Teglara
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In cima
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Lontane, le luci della pianura
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In cima!!
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Verso il Verzegnis. Poco prima dell’ alba
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Ormai casera Teglara è un puntino. A sinistra Valcalda, a destra monte Teglara.
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Salendo allo Sciara Grande
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Profili
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La croce metallica del monte Sciara
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Verso la catena del Raut
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Verso il Dosaip
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Verso il gruppo dei Monfalconi- Spalti di Toro. All’ estrema sinistra compare il Pramaggiore e al centro sbuca l’ Antelao
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In cima allo Sciara Grande
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Visione verso la cresta
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Passaggio di I grado esposto….misto su roccia ed erba!!
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Il sole comincia ad accecarci
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Stupenda, la cresta prosegue alternando tratti semipiani con sali-scendi
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Ci leghiamo ma non serve anzi, è peggio
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Uno sguardo indietro a quanto appena percorso
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Verso le Giulie che emergono fra le nebbie
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Il “corridoio” che scende verso la faggeta. Sullo sfondo il Verzegnis
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Dentro la faggeta
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Uno sguardo d’ insieme. A destra Cuesta Spioleit che poi digrada fino alla Forchia Bassa, prima incisione della linea di cresta (proseguendo si arriva a Las Tavuelas). Guardando bene si intuisce anche il suddetto “corridoio”.
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Esemplare di essere sconosciuto che riposa indisturbato

Sitografia:

http://www.sentierinatura.it/EasyNE2/GRP.aspx?Code=SentieriNatura&ID=4345&IDNGRP=35220&MODE=MSG 

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