Cresta del Leone – Cima Centrale 2401m

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Magico il profilo della Cresta del Leone visto dalla Val Monfalcon di Cimoliana: è o non è un grande leone alato??
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La Cresta del Leone vista dalla cima Veronica

Relazione a cura di Claudio Betetto con il supporto fotografico di Andrea Giaretta.

Forcella del Leone: dopo la Veronica e il Monfalcon di Cimoliana, la stanchezza comincia a farsi sentire; tuttavia manca ancora una salita che nella nostra testa turbina da molto tempo, la Cima centrale della Cresta del Leone.

Questa non è una cresta come ce la si potrebbe immaginare ma piuttosto una serie di elevazioni (Cima Nord, centrale, Sud e molte minori come la Torre Vincenzo) che da forcella del Leone (2290m) conducono fino a Cima Stalla costituendo la prima parte della dorsale che digrada fino in Val Cimoliana.

Decidiamo di non seguire la via normale dei soliti De Gasperi e Feruglio, soliti perché hanno inanellato una importante serie di “prime” su questo aggruppamento, seguiamo piuttosto il più recente  itinerario di Gilic-Bellotto e Andolfato riportato sia nel Visentini che nel Berti però non attacchiamo dal sentiero CAI poiché un grosso cengione che taglia alla base la Cresta del Leone ci attira e noi accogliamo con piacere l’ invito. Mentre io scendo lungo il sentiero leggermente per risalire un primo ghiaione, il Giarret prosegue sotto ai due favolosi gendarmi che caratterizzano la Forcella del Leone (2290m), ben visibili anche dal biv. Marchi-Granzotto. Ci ritroviamo sulla suddetta cengia e senza passaggi ostici arriviamo in un ghiaione più lungo del precedente che progressivamente si restringe ed è intasato di neve. Molliamo gli zaini e portiamo solo la corda con qualche moschettone. Come da guida, ad un certo punto sulla destra notiamo un canalino che risale sormontato in alto da strapiombi, lo imbocchiamo.

Inizialmente i passaggi sono di I e II grado ma quando il canale si restringe e diventa camino, costringe al III e III+ in uscita: il compagno è una faina ed è già bello in alto, io invece fatico con gli scarponi a trovare l’ aderenza giusta ma alla fine sormonto il passaggio. Qui inizia un bellissimo diedro appoggiato su roccia buona a dispetto della media del raggruppamento. Questo va seguito tenendosi sulla destra arrampicando in placca alternando il II a passaggi di III grado con esposizione in alcuni punti notevole, infatti a destra la parete precipita. Ostrego per bene in qualche punto ma alla fine raggiungo l’ intaglio che separa la Cima Centrale dalla Nord e da lì i problemi finiscono e con un II anche superiore continuativo arrivo in cima dove il Giarret mi sta aspettando. Che bellezza aver trovato una parete così bella e sana dopo due giorni di marciume!!

Per la discesa si potrebbe disarrampicare ma sfruttiamo le soste attrezzate(utilizzabili anche in salita). Con la mezza da 60 ce la caviamo in tutte le calate che alla fine saranno 5, la prima dalla cima all’ intaglio da 30m esatti. Nel mezzo è conveniente integrare una sosta con un chiodo in quanto uno dei due si è spezzato.

L’ ultima doppia ci deposita all’ inizio del canale-camino, così Andrea su roccia ed  io su neve (ahh amata neve!!) torniamo agli zaini e da qui giù per ghiaie e poi sentiero verso una formidabile pasta al rif. Pordenone condita con una birra da mezzo e ottima fetta di torta.

Difficile sarà poi lasciare la magica atmosfera della Val Cimoliana….

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Le cime Nord e Sud della Cresta del Leone viste dalla Forc. Monfalcon di Forni, a sinistra la Croda Ultima del Leone
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I due gendarmi all’ inizio della Cresta del Leone e il cengione che seguiremo, visti dalla normale alla cima Veronica
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I due gendarmi visti dal Marchi-Granzotto
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Visione su Veronica e Monfalcon di Cimoliana dal cengione
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Lungo la cengia
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Dopo il camino con passaggio di III+ si apre un diedro con pareti strapiombanti a sx che va arrampicato sulla dx con passaggi di III grado.
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Lungo la salita
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Ahia, comincia l’ esposizione
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In cima!!
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Si comincia ad essere “cotti” XD
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Lungo la seconda calata
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Scendendo le ghiaie fino al sentiero CAI

Bibliografia:

Dolomiti d’ Oltrepiave L.V.

Dolomiti Orientali, volume II, Antonio Berti.

 

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