Cima dei Preti 2706m – D’inverno sul tetto d’Oltre Piave

01 Cima Valmenon
Le placconate di Cima dei Preti in un inizio d’inverno povero di neve.

Racconto di Jacopo Verardo; foto di Jacopo Verardo e Claudio Betetto.

Introduzione

Salire in Cima dei Preti a Gennaio? Chi se lo aspettava! Eppure questo bizzarro inverno 2016 ci ha permesso di pensare e mettere in atto questa salita. Già nel periodo natalizio mi ronzava per la testa quest’idea: giornate stupende, assenza di neve e buon allenamento nelle gambe…perché no? Però è solo a inizio Gennaio, con una spolverata di neve, che Claudio mi propone concretamente l’idea. Reduci dai festeggiamenti di capodanno decidiamo di smaltire le scorie con 2000m di dislivello, anche se qualche dubbio sulla riuscita resta vivo nella testa.

Si parte!

Racconto

Dotati di tutto il materiale necessario ad eventuali condizioni “miste”, partiamo ben presto da Ponte Compol. Sono le 6 e non fa neanche così freddo come pensavamo; c’è una spolverata di neve che rende il paesaggio, ancora notturno, fiabesco e immacolato. Saliamo piuttosto veloci e gasati per l’avventura, nonostante i pesanti zaini. Sfiliamo prima in un brullo bosco di pini e carpini, poi in una bella faggeta, chiacchierando, nel buio mattutino, di vita e di montagna. Al bivio per la Casera Lodina, teniamo la destra imboccando il terribile sentiero del Bivacco Greselin, che già ho avuto la “sfortuna” di percorrere la prima volta in cui ho salito i Preti con Pola nel 2014. Dopo aver attraversato il Torrente Compol si intraprende la tremenda Costa dei Tass, che prendendo il sole pomeridiano è abbastanza pulita dalla poca neve che c’è. Seguiamo stupiti delle tracce fresche lasciate da qualcuno che ci ha anticipati nei giorni precedenti. In poco si guadagna dislivello e il tempo scorre veloce quando si è avvolti dall’oscurità.

Ci raggiunge finalmente l’alba che siamo quasi al Bivacco Greselin. Un’altra alba magnifica con un taglio di Luna spettacolare. Il Sole sbuca all’improvviso dietro la Vacalizza e ci costringe ad una breve sosta. Silenzio e contemplazione. Poi ripartiamo carichi ancor di più: la giornata è bellissima! Un po’ di neve infastidisce l’incedere nell’ultimo tratto scorbutico del sentiero CAI 358 che ci conduce al Bivacco Greselin, ma il contorno è assolutamente appagante! Cima dei Frati, Punta Compol e Cima dei Cantoni s’incendiano sempre più con la luce mattutina. Ci fermiamo un momento al bivacco per mangiare un boccone e bere un po’ di thè caldo. Le tracce che ci anticipavano si fermano ben prima del bivacco… Ripartiamo infilando il canalone alle sue spalle e in breve siamo nell’Alto Cadin dei Frati. C’è poca neve nei tratti in ombra, il resto è praticamente in veste estiva. Dalla forcella all’apice dell’Alto Cadin dei Frati si apre lo spettacolo verso Nord-Ovest. Tutte le altre Dolomiti stanno lì, congelate sotto un gelido cielo blu intenso, che prevede il peggiorare del meteo, coperte da un breve strato di neve. L’atmosfera è quasi indescrivibile, il silenzio è assoluto, la vista è magnifica. E poi lì davanti, verso Ovest, c’è il Duranno, potentissimo nel suo slanciarsi verso un cielo quanto mai blu. Da qualsiasi lato lo si osservi regala sempre grandi emozioni e incute timore e rispetto. Ma da qui, secondo me, è ancor più prepotente e pauroso.

Giungiamo alla base del primo canalino utile a salire al Cadin Alto. È sgombero dalla neve e in più non lo ho mai salito. Uno sguardo con Claudio, la decisione è presa. Estraiamo casco, imbrago e qualche ferro, “che non si sa mai”, e partiamo. Bella la placchetta chiave di II+ di 5-6 metri (dove volendo un vecchio cordone marcio, su sosta di due chiodi, aiuta la salita), poi il canale si fa più facile e resta sul I grado (altro spezzone di corda su due chiodi, piuttosto inutile). C’è anche un po’ di neve che però non rende più difficile l’arrampicata. Usciti dal canale, invece che seguire la “traccia” estiva, restiamo in un divertente canalino che ci congiunge direttamente alla “vera” via Normale, da qui in breve saliamo ripidamente fino al Cadin Alto. Tira aria fredda, il dislivello inizia a farsi sentire, ma le gambe volano sull’onda dell’entusiasmo e in poco siamo sul cucuzzolo roccioso finale! Un’occhiata al cristo colpito dalla folgore, ed è vetta!

La vista si perde in un orizzonte sconfinato. D’estate non è la stessa cosa: dopo una certa distanza la foschia, anche nelle giornate più limpide mescola gli elementi in una matrice bluastra. D’inverno invece la neve mette in risalto le vette a centinaia di chilometri, e l’occhio si perde. Il silenzio. Se c’è una cosa che non dimenticherò mai di Cima dei Preti, sia d’estate che d’inverno, è il silenzio che si sente lassù. La pace è incontrastata. Un sottile vento freddo colpisce le guance. Una lacrima scende lungo il viso, l’emozione è totale. Un sorso di thè caldo, un cubetto di cioccolata, seduti a contemplare la potenza della Natura. Lasciamo un pensiero con le firme su un foglietto di carta nella scatola del libro di vetta, dobbiamo scendere; troppo freddo, troppo corte le giornate…

Scesi dal Cadin Alto al Cadin de Meso traversiamo tutto a sinistra per andare ad imboccare la via Normale che conoscevo già. Bellissimo e solitario il Cadin de Meso, ispira molto per una bivaccata estiva… Poco sotto una dorsale rocciosa si trova l’imbocco del canale di 150m circa della via normale. I primi dieci metri li disarrampichiamo, poi c’è un po’ di neve e preferiamo calarci: con due doppie da 60m mettiamo i piedi nel Alto Cadin dei Frati. Ora bisogna accellerare il passo se vogliamo uscire da quest’avventura senza ripiombare nell’oscurità. Al Greselin sosta di mezz’oretta per mangiare qualcosa di più sostanzioso. Poi giù lesti per il tremendo sentiero 358 che spezza letteralmente le gambe. Arriviamo alla macchina all’imbrunire, verso le 16,30. Perfezione. 10,30 ore comprese le soste. Stanchi, ma non stanchissimi, ci rifugiamo alla Rosa a Cimolais: birrona, panino e grandi sorrisi per un’avventura indimenticabile.

Note conclusive

Salita spettacolare, in tutte le sue parti. Per guadagnarsi il paradiso della cima bisogna patire l’inferno salendo al bivacco. La bellezza ambientale dal Greselin in su è unica e l’ho apprezzata di più in veste “invernale” che la scorsa volta, d’estate. Un insieme incredibile di catini dislocati, alternati da pareti e canali; angolo di un mondo lontano dalla civiltà, casa di ungulati e qualche curioso bipede.

Di per sé la salita è stata quasi del tutto in veste estiva, tuttavia la diversità ambientale dell’inverno, la brevità dei tempi a disposizione e l’incertezza delle condizioni, la hanno resa veramente esaltante. Questo modo di andare per monti impegna più l’anima che il fisico, dopo una giornata così si resta “spostati” dalla realtà. Si torna a casa, ma qualcosa resta sempre lassù.

2000m di dislivello, 5 ore di salita, 10,30 totali comprese le soste.

7 gennaio 2016.

PS: questa non voleva essere una relazione “tecnica”, ma il racconto di un’avventura. La relazione la trovi qui.

Cima dei Preti-01
Ciarore e Luna.
Cima dei Preti-04
Alba in Valcellina.
Cima dei Preti-07
Cima dei Frati infuocata.
Cima dei Preti-09
Punta Compol e Cima dei Cantoni.
Cima dei Preti-11
Sbuca il Sole dietro la Vacalizza.
Cima dei Preti-16
Bivacco Greselin.
Cima dei Preti-20
Alto Cadin dei Frati. Evidente il canale/rampa sulla sinistra…
Cima dei Preti-22
Cima dei Frati e Duranno.
Cima dei Preti-24
Verso le Pale di San Martino e la Civetta. Atmosfera blu.
Cima dei Preti-28
La solita triade Dolomitica: Civetta, Pelmo, Antelao.
Cima dei Preti-25
Il caregon del padreterno.
Cima dei Preti-36
All’imbocco del canale/rampa.
Cima dei Preti-37
Nel canale…
Cima dei Preti-38
La placca di II+.
Cima dei Preti-40
Claudio in azione…o in posa?
Cima dei Preti-42
All’uscita dal canale, con la infinita parete Nord del Duranno.
Cima dei Preti-43
Piccola variante.
Cima dei Preti-46
Fatica nel Cadin Alto.
Cima dei Preti-47
Dolomiti di Sesto e Austria.
Cima dei Preti-48
Spalti di Toro e Monfalconi.
Cima dei Preti-49
Tra tutti, il più bello…Campanile di Val Montanaja.
Cima dei Preti-53
Verso il gruppo del Pramaggiore.
Cima dei Preti-55
Cresta di Punta Compol – Cima dei Cantoni. Laggiù la Valcellina.
Cima dei Preti-58
Monte Duranno.
Cima dei Preti-59
Ammirando l’orizzonte…
Cima dei Preti-60
…e scattando le (ultime) foto.
Cima dei Preti-63
Civetta, Marmolada e Pelmo.
Cima dei Preti-65
Salvadis sui Preti.
Cima dei Preti-66
In discesa nel Cadin Alto.
Cima dei Preti-68
Due doppie per rimettere i piedi a terra.
Precedente Cresta del Resettum – Scialpinistica Successivo Un pomeriggio sulla Via Gina del Masarach

Lascia un commento