Anello della Cuesta Spioleit 1687m – A cavallo tra Val Tramontina e Val d’Arzino

Relazione e foto di Jacopo Verardo.

Introduzione

L’idea di questo lungo, infinito, anello che andrò a raccontare, nasce a fine dicembre 2013, dopo aver percorso l’anello del Venchiar. Originalmente avrei voluto percorrere l’intera cresta che collega il Monte Givoli, posto sopra lo sbocco del Torrente Comugna (Val d’Arzino), fino al Monte Sciara Piccolo (Val Tramontina). Ma la lunghezza del percorso mi ha fatto cambiare idea. Inoltre a quel tempo nulla sapevo della percorribilità di questa lunga cresta, finché Matthew Basso ne ha percorso un lungo tratto in due volte.

È inizio maggio, non sono ben allenato, ma decido che è ora di provarla. L’ho guardata sulla carta troppe volte, l’ho pensata a lungo. Voglio assolutamente provarci. Sfrutto le giornate lunghe, e il fatto che nessuno voglia accompagnarmi in quest’avventura.

Relazione

Per limare qualche decina di metri di dislivello decido di partire dalla Val Tramontina. La risalgo in macchina al buio mattutino fino a Tramonti di Mezzo, da qui mi infilo verso Fochia Zuviel (Giuviel), fino al divieto a 440 m di quota circa. Parto baldanzoso risalendo la splendida strada asfaltata, che mi porta in meno di un’ora in Forchia. Ad ogni passo impreco perché non riesco a trovare la ragione di tenere questa strada chiusa al traffico, ma l’eccitazione per la giornata che sarà mi fa sorvolare queste stranezze italiane. In Forchia sta albeggiando, ma ancora non vedo il Sole. Fa comunque caldo, molto caldo. Sono le 6 di mattina o poco più. Lesto mi lancio nel Canal di Cuna, seguendo la bella mulattiera che, perdendo oltre 300 m di dislivello, mi porta a San Vincenzo 580 m (Pascalon). Non vi ero mai passato, finalmente riesco a vedere la chiesetta ristrutturata a metà anni ’90. L’atmosfera è magica. I primi raggi di Sole mi accarezzano, l’umidita mattutina è densa nell’aria, l’erba è colma di rugiada, le prime zecche saltellano allegramente sulle braghe. Riparto e in un battibaleno attraverso tutto il Canal di Cuna lungo la ex strada comunale, che attraversa splendide pozze color turchese, il bosco oramai ha fagocitato tutto e le visioni sul Torrente Comugna sono limitate. Arrivo a Piedigiàf 487 m che sono fradicio: rami ed erba erano colmi d’acqua! Non mi fermo neanche, conosco già il posto, ci sono stato durante l’anello del Venchiar. Risalgo ora verso Sella Giaf, 500 m di dislivello su bella mulattiera in un bosco monumentale di grosse ceppaie di carpino nero e colossali faggi, baluardi di vecchi pascoli arborati.

A Casera Giaf faccio la prima sosta, sono da poco passate le 8. La casera, sempre ben tenuta, è a torto poco frequentata. Potrebbe essere meta di una breve escursione, adatta alle mezze stagioni.

Alle sue spalle risalgo il prato e in pochi minuti giungo sul Monte Giaf, anche qui ero già salito. Il bosco copre il panorama, quindi proseguo senza fermarmi e inizio, ora sì, l’avventura. Seguendo l’evidente traccia di cresta (segnalata dalla forestale con segni verdi-giallo), dopo un paio di su e giù arrivo in Forchiazza. Da qui fino al Monte Drea ha già descritto il percorso con dovizia di particolari Matthew in questa relazione, quindi mi limiterò a raccontare le mie sensazioni.

Ripidamente risalgo la china meridionale del Monte Agarial, scrollandomi di dosso, di volta in volta, le numerose zecche. Sento le gambe girare al meglio, la natura selvaggia che mi circonda fa il resto, così d’un balzo mi trovo in cima all’Agarial 1189 m. Sosta! La cima, sboscata dalla vegetazione, ha un’ottima visuale sia verso la Val Tramontina, che verso la Val d’Arzino. Mi guardo attorno e vedo valli desolate, lontane da quella che per noi è la civiltà. Ma è una desolazione stupida, legata ad una visione distorta del mondo, in cui la finta idea che il benessere economico sia fonte di vita ha distrutto quel vecchio mondo, dove l’esistenza umana era resistenza e adeguamento alle difficoltà. Ora si scappa dalle difficoltà, si vive dove conviene, non dove è necessario. Ed ecco che la desolazione diventa una verdeggiante gioia di boschi e torrenti che risplendono senza la presenza umana. Secoli di vita e sforzi di donne e uomini per addomesticare l’enorme potenza della Natura, spazzati via in una manciata di decenni. Spettacolo!

Ripidamente scendo fino all’intaglio alla base del ripido versante Sud del monte Las Tavuelas. Con questo nome altisonante mi ha sempre intrigato, e ora sono qui, pronto a salirci. Per guadagnare l’intaglio scendo delicatamente una breve cornice rocciosa, poi sul versante opposto, un poco sulla sinistra, risalgo un ripido caminetto di roccia marcia e terriccio. Una meraviglia! Queste sono le maggiori difficoltà dell’intero anello. Risalendo una ripida spalla di erba secca e ginestre altissime, con degli enormi pini silvestri, inizio ad essere stanco e provato. Ho anche tirato un po’ il passo per paura dei tempi stretti, e ora pago un leggero calo di zuccheri. Salgo aiutato da vecchi tagli su mughi (i segnavia sono molto rari qui), fino a una cinquantina di metri dalla cresta. Improvvisamente perdo i segni (la traccia qui non esiste), e perdo anche i tagli. Non capisco, improvvisamente sono spaesato e fuori fase. Qualche istante per lucidare la mente. Sopra di me ripidissime balze erbose alternate a brevi salti sul II, forse III grado. Non va bene. Seguo sulla destra una parvenza di traccia di ungulati, trovo delle cacche di camoscio che mi portano a sfruttare una cengetta erbosa, ascendente e leggermente esposta. Qualche imprecazione verso il cielo e mi trovo in cresta! Lungamente riesco ad arrivare su Las Tavuelas. Sono cotto! Firmo il libro di vetta lasciato da Matthew e mi concedo una pausa di 15 min per riprendermi (meno di 3 ore da Sella Giaf, quasi 6 dalla partenza). Sono a metà giro e sono già agli sgoccioli delle mie forze, non va bene.

Riprendo seguendo la cresta che ora a tratti si fa esile e rocciosa, in 20 minuti arrivo sul Monte Drea, salendo anche una simpatica rampa erbosa piuttosto esposta. Qui finiscono i segnavia della forestale che scendono verso la Busa di Drea. Iniziano invece dei segnavia CAI non ufficiali, che invitano a proseguire lungo la cresta con una scritta sbiadita “Teglara”. Da qui inizia un lunghissimo tratto di larga cresta boscosa, piuttosto monotona e stancante, fatta di un’infinità di su e giù micidiali. La traccia segnalata prosegue quasi sempre sul filo di cresta, a volte esposto ed esile, con qualche passaggio molto estetico, solo a tratti evita dei risalti compiendo dei traversi nel versante Nord. Oltrepassata, senza accorgermene, la Forcja Strapoleit, risaliti gli ultimi su e giù, incontro un’antica lapide che segna un confine stabilito da una sentenza risalente al 1850 del Tribunale di Tolmezzo. Infine arrivo finalmente a Forcja Bassa 1335 m, larga forcella boscosa, in cui mi distendo in un mare di mezzo metro di foglie secche a riposare (2 ore da Las Tavuelas).

I segnavia ora scendono a Nord lungo il vecchio sentiero di collegamento con Casera Teglara e la Val Preone. Della traccia che scende verso il Rug di Giaveada e le Stalle Lorenzini, neanche l’ombra. Salire ora alla Cuesta Spioleit è molto facile. Basta seguire la sua larga dorsale Orientale, che fino a metà si presenta boscosa (qualche inutile specchiatura sugli alberi guida la salita), poi diviene prativa, ripida ma piacevole. In cima alla Cuesta Spioleit mi distendo e gioisco, il panorama è soddisfacente, la cresta finale esaltante! (45 min da F. Bassa, ore 14.00)

Parto verso lo Sciara Grande, affrontando la cresta erbosa molto estetica, che presenta, qualche metro prima di incontrare il sentiero CAI 830, un fastidioso, breve passaggio su una crestina rocciosa di qualche metro (I grado, friabile, esposto). Di qui erano passati Claudio e Lazari, d’inverno, altra bella avventura. Di slancio, con le ultime energie guadagno Sciara Grande e Piccolo, fino al cristo in ferro battuto. Affacciato sulla Val Tramontina osservo la lunga discesa che mi attende. Ritornato sui miei passi, imbocco il sentiero 830 in direzione Sud. Giù per questi prati ripidi mi sembra di volare, e in effetti il rischio c’è: ripida loppa secca, traccia quasi inesistente, e il rischio di scivolare è dietro l’angolo! Ad un certo punto, in mezzo ai prati, lascio il sentiero e tiro giù dritto fino allo Stavolo Savoieit 1166 m. Questo bivacco, aperto a tutti e splendidamente fornito di tutto il necessario, è in un posto veramente bello, panoramico e riposante. Grazie a chi cura luoghi simili, bisogna averne grande rispetto!

Il sentiero CAI sembra non finire mai. Un paio di risalite mi tagliano definitivamente le gambe e quando arrivo a Forchia Zuviel mi sembra sia passato una anno da quando vi ero passato la mattina stessa. Maledettissima strada e chi la tiene chiusa al traffico! Scendo come un automa, più lento di quando l’ho fatta in salita. Le gambe sono gonfie di acido lattico quando arrivo alla macchina, ma l’animo è pieno di gioia! Chiuso un progetto aperto nella mente da due anni e mezzo, messo alla prova la mente e il fisico. Vinta la mia sfida!

Note conclusive

Anello estremamente appagante, solo per brevi tratti noioso, ma nel complesso interessante. Adatto a escursionisti esperti, ben allenati, ma soprattutto a chi ha il piacere di riscoprire valli dimenticate anche da Dio, in cui in un tempo non molto lontano i nostri avi sopravvivevano e combattevano la loro vita. Un’immersione nel selvatico! Ma non solo…un’immersione in sé stessi. Visti zero ungulati, zero vipere, zero bipedi, ma zecche a decine.

Il mio consiglio è quello di progettare una due-giorni, partendo da San Francesco, con pernottamento in Casera Teglara. Il secondo giorno poi si potrebbe proseguire lungo la cresta del Valcalda, fino al Monte Burlat e rientro per la Val Preone, oppure uscendo direttamente al Passo Rest, passando per l’omonimo monte (con un’auto predisposta al passo), compiendo così una sorta di alta via tra Val d’Arzino e Val Tramontina!

Tecnicamente non presenta difficoltà; quasi interamente segnalato con vari tipi di segnavia, più o meno “clandestini”. Alcune incognite d’orientamento nella risalita sul versante Sud del Las Tavuelas. 2600 m di dislivello in salita, 12.30 ore totali (valore del tutto soggettivo…), sviluppo notevole (oltre i 20 km).

06 maggio 2016.

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San Vincenzo al sorgere del Sole.
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Pozze color turchese in Canal di Cuna.
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Il ponte “sospeso” di Piedigiàf.
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Carpini neri lungo la mulattiera salendo a Sella Giaf.
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Casera Giaf.
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Il prato di Sella Giaf, verso il M. Giaf.
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La lunga cresta che collega Las Tavuelas alla Cuesta Spioleit.
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Las Tavuelas e M. Agarial.
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In cima all’Agarial.
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Las Tavuelas e cresta di collegamento con l’Agarial.
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Incendio.
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Primula auricola.
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Versande Sud de Las Tavuelas.
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Ripido…
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Autoscatto-sfatto in cima a Las Tavuelas.
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La lunga cresta ancora da percorrere.
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Dal Monte Drea verso Las Tavuelas.
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La monotonia, in questo tratto, viene a momenti interrotta da passaggi maggiormente aperti.
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Lapide recitante “1850 sentenza del 16 giugno del Tribunale di Tolmezzo”. Quasi in Forcja Bassa.
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Salendo alla Cuesta Spioleit, mi volto indietro…tanta strada è passata sotto gli scarponi.
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Cuesta Spioleit.
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Isteria da dislivello in Cuesta Spioleit.
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In cresta verso lo Sciara.
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Conca di Teglara.
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Verso lo Sciara Piccolo.
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E poi giù, lungo il CAI 830 verso Savoieit.
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Stavolo Savoieit.
Precedente Via de Infanti – Avostanis Successivo Cimon del Froppa 2932m – Sulla più alta delle Marmarole

4 commenti su “Anello della Cuesta Spioleit 1687m – A cavallo tra Val Tramontina e Val d’Arzino

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